Aether: recensione di III

III, come il titolo suggerisce, è il terzo lavoro del progetto Aether, in cui la band prosegue il suo cammino a cavallo tra jazz di estrazione nordeuropea e progressive rock, senza rinunciare qua e là a qualche accento più 'hard'.

Aether

III

(Luminol Records)

jazz, progressive rock, avanguardia


Giunge al terzo capitolo la vicenda musicale di Aether, progetto nato in quel di Milano dalla collaborazione del quartetto formato da Andrea Ferrari, Andrea Grumelli, Andrea Serino e Matteo Ravelli, tutti attivi in una scena, sempre che di ‘scena’ si possa parlare, dedita alla sperimentazione e alla fusione di generi.

Fin dall’inizio, Aether si è caratterizzato per influenze dominate in parti uguali, dal jazz nordeuropeo contemporaneo (vedi alla voce: ECM) e il rock progressivo degli anni ’70.
Scelta sonora che si ripete anche in queste sei composizioni, interamente strumentali, ad eccezione dell’intervento, breve ed episodico del performer vocale Claudio Milano, in Vogon, ospite esterno assieme a Rosarita Crisafi, al flauto nel brano di apertura Oort Cloud.

Lavoro giocato sulla dilatazione di composizioni preferibilmente lunghe, (nella conclusiva Swerve si sforano i dieci minuti) per quanto siano presenti un paio di parentesi più ridotte.
Ricorso talvolta a ripetizioni dal sapore minimale, con esiti quasi da colonna sonora, con suggestioni anni ’70.

Frequenti paesaggi onirici, colorati da tastiere dalle suggestioni psichedeliche. Brani all’insegna di una certa tranquillità, che qua e là si accendono improvvisamente grazie chitarristiche che ricordano certe sferzate in stile King Crimson o più vicine alla tradizione solistica di stampo fusion, come in Panta Rei.

Un lavoro dal sapore spesso ‘antico’, ma che non sa di vecchio, forse non per tutti ma che può risultare suggestivo anche per chi non è appassionato del genere.

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Marcello Berlich
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