Fiesta Alba: recensione di Drops Of Sunshine In The City Of Spectres EP

Drops Of Sunshine In The City Of Spectres è il terzo capitolo della vicenda musicale dei Fiesta Alba, di cui si sa solo che sono romani e poco altro. Cinque composizioni a cavallo tra avanguardia rock e minimalismo in uno sguardo sul presente che mescola nevrosi e speranza.

Fiesta Alba

Drops Of Sunshine In The City Of Spectres EP

(Neontoaster multimedia dept./Altipiani)

math rock, post rock, avanguardia


Il clima non è edificante, ma qualche appiglio per sperare a cercarlo lo si può ancora cercare. Questo almeno è quanto sembra suggerire il titolo del nuovo lavoro, il terzo, dei capitolini Fiesta Alba.

Cinque tracce che arrivano a un annetto dal precedente e più corposo Pyrotechnic Babel dello scorso anno e che ne proseguono il discorso sonoro e, se si vuole ‘ideologico’, che porta l’ascoltatore in certi territori accidentati in cui il rock si mescola ad altro per cercare nuovi sensi.

Dei Fiesta Alba si sa poco o niente: i componenti del quartetto romano si nascondono dietro a maschere e pseudonimi, chiamando quando necessario, come in questo caso, qualche esterno, in particolare a metterci la voce.

Qualcuno ha già evocato il paragone con un certo duo canadese che ultimamente ha goduto di un picco di popolarità, ma i nostri credo girino già da qualche tempo in più.

Le cinque composizioni di Drops Of Sunshine si muovono così mescolando math e post rock, spesso all’insegna di strutture ripetitive e circolari in cui si respirano in parti uguali minimalismo e circolarità tribali.

Analogico ed digitale che si mescolano tra abrasioni chitarristiche e crepitii assortiti, inserimenti di violino con echi crimsoniani (Fripp e soci citati in un pantheon di riferimento che va da Steve Reich e i Battles), le voci di Diego Pandiscia, Tiziana Lo Conte e Alessandra Plini e dare un’ulteriore sfumatura ai brani, con interpretazioni ‘irregolari’ in linea col contesto.

A queste si aggiungono, nel pezzo di chiusura, una ‘voce neuronale’, a rappresentare l’artificiale come strumento e mezzo e non come fine, e quella di Slavoj Žižek, filosofo di Sinistram noto per le sue posizioni spesso considerate eretiche quando non provocatorie, di cui viene ripresa una riflessione sugli ovetti Kinder come metafora dei desideri consumistici.

Un lavoro tutto sommato breve, poco più di venti minuti, fruibile anche da chi vuole affacciarsi su territori sonori meno consueti.

https://fiestaalba.bandcamp.com/

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Marcello Berlich
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