Residuo
Qui non passa
experimental
Tolto il superfluo, resta il Residuo. Tommaso Sampaolesi frequenta da parecchio certi territori sonori ‘di confine’, attivo tra gli altri con Esseforte, ITDJ, Il Tipo di Jesi.
Stavolta ha deciso di mollare gli ormeggi e navigare per conto suo in terre ignote ai più.
L’approdo sono sedici composizioni, brevissime (solo in un paio di episodi di si toccano i due minuti), per voce e sola chitarra acustica.
Schegge, spore: Sampaolesi ‘atomizza’ il suono dello strumento, lo riduce alle componenti essenziali, lo campiona, lo passa attraverso effetti e loop, accenna a riff che evaporano prima di acquisire corpo.
A tratti l’effetto è quasi quello dei glitch, delle scariche elettriche, se non fosse che non sono originati da apparecchi elettronici, ma da uno strumento ‘tradizionale’.
Esercizi sonori che ricercano nuove modalità espressive, lontane da qualsiasi genere codificato, o meglio: qua e là si affacciano allusioni noise, ambient, metal magari, ma la brevità delle composizioni non lascia appunto, il tempo di ‘respirare’, prendere consistenza.
L’accompagnamento vocale, il più delle volte parlato, sussurrato a tratti, è altrettanto frammentato, quasi da poesia ermetica.
In tempi in cui la brevità è una necessità imposta dal deficit di attenzione degli utenti social, con esiti discutibili, Sampaolesi fa della brevità una cornice in cui costringersi a sviluppare nuove sensibilità sonore, in un lavoro destinato, oltre che agli amanti della sperimentazione, a chi vuole farsi suggestionare dalla fascinazione dell’insolito.
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