Don Diego Trio: recensione di Too Many Miles

Dalla Sicilia a Memphis, 'Don' Diego Geraci continua a sventolare il vessillo del rock delle origini assieme ai suoi sodali. Rockabilly, country e blues si mescolano in Too Many Miles a in un affresco dedicato alla vita in tour e alle tante storie che s'incontrano lungo strada.

Don Diego Trio

Too Many Miles

(Mule Train Records, Kudos Records)

rockabilly, country rock


Il più classico dei viaggi on the road, a bordo di un pick up come quello che campeggia in copertina, magari andando da Austin a Memphis, tra le proprie città d’elezione negli States.

‘Don’ Diego Geraci di strada ne ha fatta tanta, partendo dalla Sicilia, per portare in giro il ‘mito’ del rock delle origini, quello ancora legato al country, al folk e al blues; il rockabilly con le sue chitarre con le sue chitarre con l’eco, i ‘padri fondatori’ come Elvis, Carl Perkins e, a suo modo, Johnny Cash.

Don Diego e il suo progetto sono sulla breccia da ormai oltre un decennio, in Italia e fuori, fino immancabilmente agli Stati Uniti dove sono arrivati riconoscimenti anche importanti.

Too Many Miles è il nuovo capitolo di una vicenda discografica nutritissima, tra dischi da studio e registrazioni dal vivo più o meno estemporanee.

La vita in tour il filo conduttore, tra vicende di provincia e storie sbagliate che possono far parte delle narrazioni di qua e di là dall’oceano.

Dodici brani, cantati in inglese, tutti abbastanza corti, ma comunque in un certo senso ‘risolti’ in cui la brevità è frutto di sintesi e non della necessità di andare di corsa per stare nei tempi di un ‘reel’ e che pure paradossalmente finirebbero per essere adattissimi ai tempi attuali.

Un viaggio che si apre con la title track dedicata alla fatica di una vita on the road e che si conclude col sogno del Kentucky che ‘Vuol dire paradiso’.

Geraci guida con voce e chitarra d’altri tempi; lo affiancano, con solida discrezione, Giulio Farinelli col suo basso ‘slappato’ e Matti ‘The Cat’ Bertolassi alla batteria, per un disco che sa di ‘antico’ senza sembrare sorpassato.

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Marcello Berlich
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