Acufene: recensione disco omonimo

I cagliaritani Acufene affrontano a 10 anni di distanza dalla loro nascita le insidie dei redattori delle testate musicali, proponendo il loro Ep omonimo autoprodotto da poco. Per quanto riguarda Rockshock, il giudizio è positivo

Acufene

s/t

(Autoproduzione)

indie, alternative rock

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acufeneI cagliaritani Acufene affrontano a 10 anni di distanza dalla loro nascita le insidie dei redattori delle testate musicali, proponendo il loro Ep omonimo autoprodotto da poco. Per quanto riguarda Rockshock, il giudizio è positivo. I quattro brani proposti sono di matrice indie rock, battezzati da distorsioni di chitarre e sintetizzatori onirici, trascinati dal singer e chitarrista Ivan Murroni, spina dorsale del progetto.

Il gruppo ha avuto l’onore di fare da apripista anche ad artisti come Omar Pedrini, Linea 77, Paolo Benvegnú che, prima delle proprie esibizioni, permettono alle band emergenti di ottenere visibilità al loro pubblico oppure semplicemente condiviso il palco durante determinate rassegne rock della zona sarda. Questi festival poi sono uno dei pochi modi per fare il punto sulla situazione rock dell’isola, punteggiata da diverse realtà come quella degli Acufene, a mio giudizio degna di attenzione.

I tre musicisti sanno rimodellare l’indie rock con l’italico linguaggio come certi gruppi più blasonati, dato che le assonanze dei brani portano alla mente Marlene, CSI o i primi Scisma attraverso riff che si intersecano con le melodie sviluppando atmosfere emotive. L’incipit di Capitano è aggressivo con pennate secche che si lascia andare in un ritornello melodico. Isometria sposa perfettamente quell’onda noise rock anni 90 che a quanto pare resiste nel tempo.

Più tenua e noise è Bagno Penale le cui metriche slow si fanno avvolgere dalla seduzione di suoni acidi e riff semplici ma incisivi. Gli 8 minuti di Aria ci portano un brano di qualità sospinto da un turbinio di note, riff, cambi stilistici inseriti con astuzia al momento giusto, testimonianza di una ricercatezza sonora dove anche strumenti a fiato che sovrastano il mood inquieto fanno la loro comparsa.

Matteo Cau al basso e Michelangelo Schirru alle pelli sono abili sostegni alla chitarra certosina di Murroni, lavorando anche sull’elettronica che accompagna senza dare fastidio alcuni dei brani presentati. Trovo che gli Acufene, sottoposti alla produzione di un album vero e proprio, possano lavorare su un pugno di brani maturi e coinvolgenti. Chissà che qualche casa di produzione non ci butti un occhio dandogli spago.

Sito web: www.acufene.co.uk

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Luca Paisiello
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