Zagara
Duat
(Overdub Recordings)
rock
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Fa sempre piacere ascoltare band italiane che non sono scontate, ma che provano ad essere originali ed a lanciare un messaggio che possa restare scolpito nel corso degli anni. I Zagara, trio piemontese, riescono a suonare una musica che è, allo stesso tempo, romantica, dura, industriale, elettronica e melodica.
Lo fanno con arte, come dimostra, ad esempio, la bellissima Quello Che Ha Un Peso, che ha al suo interno un ritornello bellissimo e arioso, come difficilmente capita di ascoltare dalle nostre latitudini.
Ci sono momenti in cui si prova a sperimentare, persi tra riferimenti che vanno dai Nine Inch Nails ad Andrea Chimenti (Lago), mentre in altri la band prova, con successo, a picchiare duro sugli strumenti, come si nota nella minimalista Se Ha Fame.
La capacità di questo power trio è quella di saltare da un genere ad un altro senza che il songwriting venga lesionato da questo continuo sparigliare le carte in tavola.
È una specie di guazzabuglio sonoro in cui tutto sembra apparentemente non avere senso. In realtà, nella confusione più piena, i Zagara ci sguazzano in modo esaltante.
Le sperimentazioni della brevissima Apophis riportano indietro con la mente a The Fragile del sig. Reznor, così come la malinconica Pezzi Di Ossa è un qualcosa che ha un indiscutibile legame con gli anni ottanta e la new wave fiorentina.
Il tutto viene assemblato in maniera maestosa dalla band che dimostra di avere una capacità strumentale non indifferente.
La produzione di Riccardo Salvini, inoltre, esalta la bravura dei musicisti, perché riesce a limare le imperfezioni ed a esaltare, allo stesso tempo, i pregi di un gruppo che è una piacevole scoperta.
Il resto del disco, tra perle come Il Giardino Dei Tarocchi, la scura Illuminami e l’opener Maat, scorre che è una bellezza. Sta ai lettori reperire questo lavoro e farlo proprio. Sarà un bel modo per iniziare il 2023.
https://www.facebook.com/zagaraband/
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