Yattafunk: la recensione di Escape from Funkatraz

Escape from Funkatraz è il secondo album per i romani Yattafunk: quattro brutti ceffi evadono dal carcere pur di continuare a suonare le loro istrioniche canzoni funky metal.
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Yattafunk

Escape from Funkatraz

(Ghost Record Label)

funk metal, hard rock

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C’è una taglia sulla testa dei 4 criminali romani che compongono la gang degli Yattafunk, fuggiti freschi freschi dal penitenziario per registrare questo Escape from Funkatraz. Il loro crimine è di aver mescolato funk, metal, blues e hard rock negli 8 brani che compongono il loro secondo album.

A quattro anni dal debutto di Yattafunk Sucks la band ha cambiato il comparto ritmico di basso e batteria e ha lavorato a brani dall’andamento funk sempre molto accattivanti, distribuiti da Crashsound Distribution, circondati da un curato pompaggio metal e hard rock, solare, pieno di riffoni (ascoltare per esempio Save the Pussy) tenuto bene in piedi grazie al meticoloso lavoro in fase di registrazione.

Già dall’opener Bad Motherfucker, rivolta agli idioti da tenere a distanza, si capisce che siamo di fronte ad un crossover ben oliato con le classiche escursioni nel funky e nel metal, dove l’ascoltatore più attento individuerà piccole citazioni tra il trash e la dance, assorbite dall’inconfondibile sound frizzante della band. I riffing di stampo metal davvero puliti e con un uso sapiente dei distorsori rendono questo album ancora più intrigante rispetto al predecessore, amalgamando i diversi generi musicali, un mix di cantato e suoni davvero coinvolgenti.

yattafunk

 

I testi trattano con ironia e con un linguaggio decisamente esplicito argomenti controversi, sociali, nonché a sfondo sessuale come in Slut Machine, in cui un tizio arrapato arriva in città e non vede l’ora di inserire la sua monetina per sentire la voce di un soprano. O invettive verso chi istituisce un sistema di costrizioni, regole stupide, leggi insensate. I quattro galeotti studiano quindi durante la colazione una rivolta carceraria (Cereal Killer), compiendo quindi la loro fuga.

Se in Motu Generation il basso cavalca con frenesia il pezzo che narra di una generazione nata negli anni 80 privata dei sogni, in I’m on the Run c’è uno spettacolare refrain dove tutti questi stili si insinuano tra i cambi di tempo e di atmosfera, con un’intramezzo funky easy listening e vibrante. A loro piace giocare con le sonorità e i generi, così rispolverano un classico della cinematografia fantastica come Ghostbuster stravolgendola superbamente e mescolandola con Smooth Criminal, omaggiando anche gli Alien Ant Farm che avevano coverizzato già il brano di Michael Jackson.

La copertina originale è disegnata da Maryanna InkHeart, artista e tatuatrice, che raffigura i 4 criminali pronti a far danni. Funk Norris e i suoi compari fanno davvero gran bella musica, divertente, ritmata, potente, che fila liscia dirante i suoi 40 minuti e ne rivorresti ancora. Un bel disco roccioso, divertente, con tanta tecnica e divertimento, uscito all’inizio del secondo lockdown, che purtroppo al momento vede congelate le possibili esibizioni a Roma e dintorni. Tenete duro galeotti, arriverà il momento di risalire sul palco.

Facebook: yattafunk


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Luca Paisiello
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