Wake Up In The Cosmos: recensione di Keine Strasse

Keine Strasse è il racconto visionario ed evocativo di un viaggio a ritroso nei domicili della memoria, tra garage punk, psychobilly, krautrock, shoegaze e contaminazioni arabeggianti.

Wake Up In The Cosmos

Keine Strasse

(Overdub Recordings)

garage punk, psych desert, dream rock, shoegaze, afrobeat, psychobilly

[voto 3.5]

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“Una strada infinita che non porta da nessuna parte, ma che bisogna percorrere”. (Cormac McCarthy)

A distanza di cinque anni dall’esordio con l’EP Trypophobia, i Wake Up In The Cosmos tornano in carreggiata col loro primo full-lenght intitolato Keine Strasse, edito per Overdub Recordings, sotto la produzione di Renato D’Amico e anticipato dall’uscita del singolo Berenice.

Keine Strasse, che tradotto significa “nessuna strada”, è il racconto visionario ed evocativo di un viaggio ulissiano a ritroso nei domicili della memoria, nella nostalgia di quei ricordi che, facendo la tara tra vicinanze e assenze, assumono altri significati se osservati a distanza. Così, partendo da reminescenze legate ad infanzia e adolescenza (When I Was Ten), come a voler ricostruire il film della propria esistenza, la garage band di San Giovanni Valdarno prova a risvegliare certe immagini del proprio passato, attraverso la condivisione di sentimenti contrastanti e storie personali che oscillano sul confine indefinito tra gli incubi del mondo reale e l’alterazione onirica di mondi sotterranei.

Muovendosi tra spensieratezza, amori ossessivi, tormenti interiori, delusioni e disillusione, quando con distensione introspettiva, quando con dinamismo irrequieto, il collettivo toscano – composto dal fondatore Francesco Bigazzi alla voce e chitarra, Edoardo Rossi alla batteria, Alessandro Chiappa alla chitarra e Simone Niznik al basso – continua ad alimentare il proprio trademark compositivo, facendo confluire il visionario e il tangibile all’interno di un progetto di coesione tra background stilistici eterogenei.

Sotto l’aspetto strumentale, le sette tracce di Keine Strasse prendono spunto da questo intenso copione emotivo, tanto fisico quanto spirituale, proiettandosi nella ruvidezza di riff garage punk e nell’adrenalinico psychobilly dei Cramps, a cui si aggiungono ritmiche heavy rock e stati allucinogeni acid-psych, passando per vocalità ovattate e magnetiche, spasmi post-punk, dream rock dai riflessi amniotici di fattura shoegaze (Berenice), narcolessia krautrock e contaminazioni arabeggianti dagli intarsi maghreb (Ziggurat, Sensual Crime).

Wake Up In The Cosmos è l’insieme di fantasie distorte che abitano nella nostra mente, quali autentiche confessioni di alienazione e vuoto esistenziale, ad esprimere quel senso di estraneità che è sia scelta che condanna. L’illusione comune, dunque, è quella di potersi scollegare dal mondo esterno, di potersi scrollare di dosso l’ombra della dannazione eterna, semplicemente indossando quel simbolico equipaggiamento da palombaro raffigurato nell’artwork di copertina, per immergersi nelle misteriose e insidiose profondità del nostro cosmo.

 

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