Umberto Maria Giardini
Olimpo diverso
(La Tempesta Dischi)
cantautorato, pop, rock, indie
Ho sempre percepito Umberto Maria Giardini come un artista fortemente divisivo: sia prima con il progetto Moltheni che poi con quello che porta il suo nome, la sua scrittura sincera e immaginifica l’ha portato a essere considerato una specie di alieno, non solo all’interno del cantautorato ma anche in quell’indie in cui ha militato negli anni ’90, quel genere non-genere che raccoglieva tutte quelle realtà che andavano alla ricerca di una propria forma espressiva. Ma è proprio questo che dopo 25 anni di carriera lo porta ancora a pubblicare dischi che sono piccole perle del panorama contemporaneo: il fatto di essere unico e di non fare niente di più (o di meno) che essere sé stesso.
Il suo nuovo disco, Olimpo diverso, è un sunto di tutte le esperienze vissute in questi anni. C’è il folk, il rock, il classicismo di Moltheni, ma c’è anche altro: la volontà di aprirsi alle possibilità che il futuro può offrire lasciando spazio a contaminazioni moderne. E questo è un grande cambiamento nella sua musica, che non si piega alle leggi di mercato, ma compie una naturale evoluzione e lo fa restando sempre fedele a sé stessa (bastare sentire Capire prima che accada per farsene un’idea).
Quello che resta immutato è il modo di scrivere di UMG: testi diretti, che usano parole e metafore non comuni, immagini talvolta crude. Un autore che non vuole indorare la pillola, ma semplicemente renderci partecipi di una realtà che la sua spiccata sensibilità ha già inquadrato chiaramente. Il fil rouge di questi testi è senza dubbio l’essere umano e in particolare la sua condizione attuale, quella che l’ha portato a essere spettatore della sua vita, incapace di reagire all’ipocrisia dilagante. Ma soprattutto l’incomunicabilità tra le persone, già predetta nei lavori precedenti, che ora è diventata una realtà ineluttabile e il modo in cui questa si riflette sull’amore e sulla fine dell’amore.
Olimpo diverso è un piccolo scrigno di pietre preziose, ognuna diversa e unica a modo suo. Le sue canzoni, eleganti, dolci, malinconiche, vive e persino danzerecce (nella metrica dispari di Mega Estate) sono un balsamo lenitivo ai dolori e alla banalità della vita.
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