Moltheni: la recensione di Senza Eredità

Per chiudere un cerchio, Moltheni recupera alcune canzoni mai pubblicate e le rimette in piedi in Senza Eredità, catapultandosi nei primi anni della sua carriera musicale.
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Moltheni

Senza Eredità

(La Tempesta)

canzone d’autore

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moltheni-recensione-senza-ereditàNonostante i cambi di nomi, Moltheni o Umberto Maria Giardini per me è sempre stato un cantautore eccellente che ha dimostrato di saper scrivere buone canzoni, facendo parte di quel movimento alt rock italiano che dagli anni 90 è tra le mie preferenze musicali predilette. Senza Eredità esce in questo funesto anno portando undici brani delicati e ispirati, nello stile che ben conosciamo.

Un anno fa Moltheni era uscito dai social dichiarando che si era concluso un progetto, quello a nome Umberto Maria Giardini, e ha iniziato a lavorare a questo disco andando a riprendere brani rimasti nel cassetto come Il Quinto Malumore, proposta live 20 anni fa in una versione tirata, e qui rivista e arrangiata in altra maniera. Diverse canzoni avrebbero meritato migliore sorte, ma l’artista marchigiano ha voluto rispolverare alcuni di questi pezzi perduti tra il 1998 e il 2010 e calarsi di nuovo in quegli anni e partorirli definitivamente in questo album-raccolta.

Tra le prime note di La Mia Libertà, dove si parla di bugie che decapitano la poesia, e le ultime di Tutte quelle cose che non ho fatto in tempo a dirti assistiamo ad un disco di toni morbidi e disincantati, figlio di un ciclo artistico determinato come succede da situazioni ed emozioni vissuti in quel dato momento. Moltheni rimane aggrappato al folk intimista e alla canzone d’autore, facendo vibrare di tanto in tanto l’elettricità come in Se Puoi, Ardi per me, ricordando l’Estate 1983 fatta di ghiaccioli all’arancia, gommoni, primi amori, marachelle, e cantando di momenti di felicità incosciente in Spavaldo dove “perderemo treni, quelli rotti, che deraglieranno senza freni, privi di biglietto”.

Una malinconia a volte si fa largo nei brani più depressi come Sai mantenere un Segreto?, che racconta di persone che tornano dal lavoro e si accorgono della luce spenta nelle loro vite, cercando di ricordare gli amici e gli amori che hanno fatto sparire i colori dalla loro vita, trascinandosi in esistenze ciondolanti nei bar per fuggire da certi pensieri. Un cerchio che si chiude in attesa di un nuovo cliclo artistico, che nel 2021 dovrebbe vedere Moltheni pubblicare il secondo disco con i Stella Maris, e poi chissà quale altra avventura avremo davanti.

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Luca Paisiello
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