Tofugate
Il Quarto Conflitto Ormonale
(New Model Label)
avanguardia, jazz, elettronica
Parte da Fuga da Bisanzio di Iosif Brodskij, il progetto Tofugate. Un chitarrista e poeta, Fabrizio Citossi e la gallerista Maria De Broi si affidano alle mani del produttore Emil Baghino e ai suoni di un nutrita schiera di collaboratori, tra i contributi dei quali per ‘peso’ spiccano quelli di Martin O’Loughlin, al piano ed episodicamente al digeridoo, del sassofonista Francesco Bearzatti e Franco Polentarutti all’organo.
L’opera di Brodskij rifletteva sui rapporti tra occidente e oriente; non è allora un caso, forse, che Tofugate sia nato dalle parti di Udine, in quel Friuli che, geograficamente terra di confine, ha risentito spesso degli attriti tra ciò che è al di qua e al di là dell’adriatico.
Dodici brani, in cui stralci dell’opera di riferimento vengono alternati a testi originali, a dipingere un mosaico sul modo in cui l’occidente vive un rapporto che con ciò che è ‘a est’, che al momento appare alquanto confuso e spesso conflittuale (non casuale in uno dei brani il riferimento all’Ucraina).
Non è comunque solo un conflitto etnico o geografico, sebbene spesso i testi siano letti con un’impostazione quasi da documentario sociologico o, appunto, etnografico; se infatti il titolo del progetto fa riferimento agli opposti schieramenti di un certo modo ‘machista’ di intendere il Governo (interno e internazionale) da un lato e la cosiddetta ‘ideologia woke’ dall’altro, nel succedersi dei brani viene affrontato il tema delle nuove tecnocrazie digitali o del conflitto tra l’economia di Wall Street e quella di Tik Tok.
Le composizioni presenti in Il Quarto Conflitto Ormonale finiscono per assumere l’aspetto di minisaggi, a partire da titoli che per lunghezza sembrano usciti dalla filmogriafia di Lina Wertmuller.
Un affastellarsi di sensi e riferimenti che però, lungi dal diventare una pesante riflessione sull’oggi, si veste di connotari ironici, spesso grazie a interpretazioni sonore che, specie affidate a voci femminili, acquisiscono quasi la forma di filastrocche o ballate popolari.
Nei suoni si mescolano suggestioni che possono ricondurre all’avanguardia, più o meno jazz, cercando comunque di non diventare troppo ‘respingenti’, anzi provando a tratti strade un filo soprendenti, come nel caso di una ‘samba’ obliqua e un filo stravolta, a confermare la volontà di ricorrere anche a una componente di leggerezza.
La brevità del lavoro, poco più di mezz’ora, contribuisce alla fruibilità da parte di un pubblico non proprio avvezzo a certi territori.
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