The Shameless: recensione di Prayers After Dark

Il terzo album dei ragusani The Shameless si discosta dalla dark wave degli esordi a favore di un sound che è un misto di rock, blues, indie e new wave.

The Shameless

Prayers After Dark

(Seahorse Recordings)

chamber rock, indie, rock, blues, new wave

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I ragusani The Shameless danno alle stampe Prayers After Dark, il loro terzo lavoro in studio, nel quale si discostano dalla dark wave degli esordi a favore di un sound più maturo, meno barocco e romantico, che mescola le diverse influenze e le diverse esperienze dei vari membri della band.

I sei brani originali che compongono Prayers After Dark nascono da un’ispirazione notturna, la dimensione ideale per andare a sviscerare ancora più in profondità l’animo umano e le emozioni che lo popolano, dall’amore alla rabbia, dalla fede alla speranza. Un momento durante il quale possono arrivare le più grandi ispirazioni, ma anche i più profondi momenti di disperazione e che rappresenta il sottilissimo confine tra luce e ombra.

Le sonorità, un mix di rock classico, blues, jazz e un pizzico di psichedelia, risentono di contaminazioni dark e new wave, contribuendo a confezionare brani eleganti e ricercati, in cui niente viene lasciato al caso.

Neanche nelle due cover che chiudono l’album, Straight To You di Nick Cave e I Can’t Escape Myself, chicca dei The Sound, che The Shameless interpretano con il loro tocco personale, omaggiando due fonti di ispirazioni del quintetto siculo. E dando così un’ulteriore indicazione della direzione che intendono continuare a intraprendere, alla ricerca di altre conferme anche in ambito internazionale.

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Simona Fusetta
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