Cecilia: recensione di Edelweiss Eulogy

Il nuovo album della musicista torinese Cecilia (Edelweiss Eulogy) è la prova tangibile di come l’arpa possa smettere di essere relegata al contesto cameristico e incontrare folk e pop contemporaneo.

Cecilia

Edelweiss Eulogy

(Maia Records)

folk, pop

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Cecilia, cantautrice e arpista torinese, ci porta per mano nel mondo visionario del suo nuovo album, Edelweiss Eulogy. Un mondo immaginario, che vive nei suoi occhi, un rifugio fragile di cui ci racconta la creazione e la distruzione. Nove canzoni che ci riportano a un tempo remoto e a terre lontane, ma in grado anche di catapultarci nella massima modernità.

Edelweiss Eulogy è un disco folk pop basato su suoni di arpa e voce, registrato in presa diretta, nel quale la tensione onirica è rimodulata di brano in brano con un organico da camera. Flauto, tastiera, tromba e percussioni dialogano con l’arpa, dando vita ad armonie che spingono lo strumento oltre i confini classici, virando nelle ultime tracce verso un pop più fresco e contemporaneo.

Quello che resta alla fine dell’ascolto è la consapevolezza che “quando il sogno evapora, quello che resta è amore, quiete e nessun ricordo tangibile”.

E la musica di Cecilia è proprio questo: melodie che lasciano spazio a un profondo senso di calma e tranquillità, che forse non verranno ricordate per un ritornello catchy o per un motivetto che ti resta in testa al primo ascolto, ma che senza dubbio si imprimeranno a fuoco nel subconscio, creando un senso di appartenenza destinato a durare di più di ciò che lambisce la superficie.

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