The Pretty Reckless: recensione di Dear God

Un album ampio, viscerale e pieno di contrasti: i The Pretty Reckless tornano a mordere senza perdere eleganza.

The Pretty Reckless

Dear God

(Fearless Records)

hard rock, folk-rock, alternative


Dopo Death By Rock And Roll (2021, un concentrato di atmosfere pesanti e alternative rock che riportava i The Pretty Reckless su coordinate a loro congeniali), arriva Dear God, nuovo album con cui la band americana conferma la capacità di muoversi con sicurezza nei territori dell’hard rock e del rock’n’roll.

Il disco conta 14 tracce, tra cui due brani divisi in suite: Live Evermore pt.1 e pt.2. Proprio Live Evermore pt.1 apre l’album: una ballad acustica dal sapore americano, guidata dalla voce magnetica di Taylor Momsen, che in soli 43 secondi riesce a creare un’atmosfera intima e sospesa,  speculare alla brevissima pt.2.

Si entra poi nel vivo con i riff hard rock di For I Am Death, intervallati da momenti acustici. C’è ruvidezza punk in When I Wake Up, mentre Love Me alterna chitarra acustica country e improvvise “mazzate” elettriche, in un equilibrio che funziona.

Le influenze, già note, della band di New York emergono con forza proseguendo l’ascolto: il country‑folk graffiante di Dragonfire, i riff sporchi e cattivi della title track Dear God, e un ritorno alle atmosfere più cupe e lisergiche che hanno segnato la loro identità.

Life Evermore pt.2 e pt.3 mantengono il filo conduttore dell’album, riprendendo temi e colori sonori della suite iniziale. About You introduce un ritmo punk che spezza il disco, prima dell’hard power‑pop di Spell On You e Rollercoaster Of Life.

Il finale è affidato a un trittico ben costruito: la romantica ballad rock Eye Of The Storm, il folk di Devil In Disguise e la conclusiva Dark Days, che mescola chitarre e batteria tra Dylan elettrico, americana e assoli psichedelici.

Nel complesso, Dear God è un lavoro solido, capace di confermare la bravura di una band che evita di suonare “già sentita”, pur muovendosi in un genere non innovativo ma suonato con passione e, in definitiva, è questo ciò che conta davvero.

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