The Pineapple Thief: recensione di It Leads to This

Più cuore e meno geometrie nel nuovo album dei Pineapple Thief, che affrontano temi universali attraverso introspezioni radioheadiane, tessiture post-prog di rimando hogarthiano e un'elegante elettronica d'atmosfera.

The Pineapple Thief

It Leads to This

(Kscope)

neo-progressive, folk rock, hard rock, atmospheric rock, synth ambient, post-prog

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A distanza di due anni dalla rivisitazione di vecchi brani in Give It Back e a pochi mesi dalla pubblicazione di Luminescence, terzo lavoro da solista per Bruce Soord, i Pineapple Thief mandano alle stampe un nuovo album di inediti intitolato It Leads to This, edito per Kscope e anticipato dall’uscita dei singoli The Frost ed Every Trace Of Us.

Muovendosi lungo le otto tracce di questo quindicesimo episodio discografico, concepito e registrato negli ultimi tre anni, il quartetto prog rock britannico – composto da Bruce Soord, Gavin Harrison, Jon Sykes e Steve Kitch – continua a modellare e perfezionare il proprio registro stilistico, di pari passo con l’evoluzione personale dei suoi stessi componenti: se da un lato troviamo ancora un equilibrato dosaggio tra squarci di tensione epica e dilatazioni folk oniriche, dall’altro si fa più evidente la volontà di allentare le redini con certi contorsionismi tipici del genere progressive.

Quindi, escogitando nuove linee di raccordo tra la sensibilità timbrica e creativa di Bruce Soord e il dinamismo poliritmico di Gavin Harrison, ma con meno geometrie e più cuore, i Pineapple Thief abbracciano sonorizzazioni e intelaiature ritmiche di maggior impatto effettistico ed elasticità melodica, toccando corde più intime e spirituali, con l’intento di setacciare la centralina emozionale dell’animo umano, focalizzandosi sui punti di non ritorno (“this road I’ve always known, the way to take this turning, to the point of no return”) e sulla linea di confine rubiconica che c’è tra riflessione e decisione, tra analisi interiore e consapevolezza del mondo attorno.

Assecondando un campionario di tessiture strumentali che transitano per i vari Steve Hogarth-Richard Barbieri, A Perfect Circle, Steven Wilson e Thom Yorke, i Pineapple Thief alternano introspezioni radioheadiane (Every Trace Of Us) a midtempo hard & heavy dal taglio stridente e radiofonico (Rubicon), in mezzo a ballad evocative post-prog di rimando hogarthiano (The Frost) e fraseggi chiaroscurali di chitarra acustica, passando per una buona dose di elettronica marcata da beat eleganti, ipnotici e narcolettici, in grado di declinarsi verso un immaginario dagli echi wendersiani e densità sensoriali più eteree e contemplative, così da esaltare il mood umbratile della release.

Dal punto di vista concettuale, traendo ispirazione da alcuni classici della letteratura e prendendo coscienza del tempo che passa e non fa sconti a nessuno, i Pineapple Thief intraprendono un percorso introspettivo tra prospettiva e memoria, al fine di approfondire – secondo la propria percezione – il mistero dei sentimenti e della ragione, utilizzando la malinconia di atmosfere post-apocalittiche (come raffigurato nell’artwork di copertina) per articolare un’ambientazione narrativa nella quale sviscerare temi universali: dalle preoccupazioni sui cambiamenti dell’attualità all’eredità che lasceremo alle future generazioni, dal dolore di una separazione alle sfumature emotive da cogliere nei momenti di silenzio.

In conclusione, quello che traspare dalle righe enigmatiche di It Leads To This è il fatto che, nonostante le difficoltà di una vita ordinaria, non è mai troppo tardi per affidarsi all’amore come antidoto alle situazioni che sembrano incontrollabili, prima che qualsiasi forma di malessere prenda il sopravvento facendo a pezzi ogni traccia di noi.

 

facebook/thepineapplethief

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