The Pineapple Thief: recensione di Give It Back

Give It Back è l'occasione per (ri)ascoltare i vecchi brani dei Pineapple Thief, ma secondo la visione e il trattamento di Gavin Harrison, uno dei batteristi più quotati in circolazione.

The Pineapple Thief

Give It Back

(KScope)

progressive rock

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Sono trascorsi ben sei anni da quando il batterista Gavin Harrison, un passato illustre con Porcupine Tree e King Crimson, è subentrato in pianta stabile nei The Pineapple Thief, in sostituzione di Dan Osborne. A distanza di molto tempo e con la sua band sempre in attività (è da qualche mese che è stato pubblicato il live Nothing But The Truth), il funambolico drummer ha pensato bene di riprendere un pugno di canzoni registrate nel passato con quello che è stato il suo predecessore, di rivestirle di nuovo e di metterle sul mercato.

I dischi che sono stati saccheggiati da Harrison sono tre: Little Man, All The Wars e Tightly Unwound. In pratica, essendo l’ultimo arrivato, il musicista si è approcciato a queste canzoni in maniera propria, dopo averle suonate dal vivo per anni.

Ha chiaramente, poi, chiesto al resto della ciurma di riadattarle e il prodotto che ne è venuto fuori è nuovo di zecca.

I brani, che già erano di assoluto valore, hanno una nuova luce, persi tra atmosfere che vanno proprio dai Porcupine Tree sino ai Tool più riflessivi ed introspettivi.

È come calarsi in un viaggio onirico dove tutto sembra ovattato. Da Give It Back, che è totalmente nuova, a Shoot First, passando per Boxing Day sembra che i The Pineapple Thief abbiano cacciato un lavoro totalmente inedito, anche se non è proprio così per i motivi suesposti.

La genialità del gruppo, però, rimane. Rivisitare pezzi vecchi del proprio catalogo e farli apparire come nuovi di zecca è cosa che in pochissimi possono permettersi di fare.

I nostri eroi rientrano in quella schiera fortunata di artisti che sanno dove, come e quando mettere mano a un prodotto, girandolo come un calzino.

Ascoltare Give It Back è un’esperienza importante, anche se il top sarebbe farlo durante la stagione invernale, perché questa è musica che ha in sé elementi malinconici e laconici che si sposano bene con il freddo e la pioggia.

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Francesco Brunale
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