The Melancholy Kings
Her Favorite Disguise
(Magic Door Record Label)
college rock, indie, pop, rock, alt-rock
<img class=”alignleft wp-image-104083 size-thumbnail” style=”margin: 10px; src=”https://www.rockshock.it/wp-content/uploads/2026/01/The-Melancholy-Kings-Her-Favorite-Disguise-album-cover-200×200.jpg” alt=”” width=”200″ height=”200″ />The Melancholy Kings tornano sulle scene con Her Favorite Disguise, dimostrando di sapere esattamente come mescolare l’intelligenza pop con il fascino indie e la giusta dose di energia rock per ottenere il risultato perfetto.
Il destino dei The Melancholy Kings era, probabilmente, già scritto dagli anni novanta e duemila, pur essendone i diretti interessati completamente ignari. A quei tempi, infatti, quello che poi costituirà il nucleo originario della band, ossia il cantante-chitarrista Mike Potenza (The Anderson Council, Crash Harmony, BARD, Gramercy Arms) e il bassista Scott Selig (Ambulance, Uncle Moon, Deni Bonet Band, Super Tuesday), era attivo nella scena indie newyorkese, suonando in band più o meno famose, facendo tournée e aprendo concerti per artisti più noti.
Quanti di noi, almeno una volta, hanno sognato di mollare i propri lavori per dedicarsi alle proprie passioni e ad un qualcosa che potesse regalare emozioni forti, lontano dall’abbrutimento e dalla frenesia del mondo aziendale, che fosse a New York o in qualsiasi altro luogo? Ed è esattamente ciò che accade a Potenza e Selig, i quali, sofferenti ed esasperati dalla vita da studio legale in uffici a due porte di distanza al 47° piano di un anonimo edificio a Midtown Manhattan, si incontrano per un evento di beneficenza e, senza sapere l’uno dei trascorsi segreti dell’altro, legano profondamente, scoprono la sintonia nel suonare insieme, e decidono di lanciarsi nuovamente nell’avventura di esprimere la musica che da sempre ribolle dentro di loro. Con Paul Andrew (Fluffer, Phantom Tollbooth) alla batteria e Peter Horvath (ex compagno di band di Potenza al liceo, un terzo di The Make Three e leader della leggendaria The Anderson Council) alla chitarra, The Melancholy Kings completano la formazione.
Gli artisti riconoscono apertamente le loro influenze, dai The Knack ai Wilco e dai Replacements al paisley underground californiano, come dimostrano le chitarre intrecciate di Potenza e Horvath, le linee di basso sottili di Selig e la batteria geniale di Andrew. Selig e Potenza si alternano anche alle tastiere, sparse qua e là nelle loro registrazioni.
In seguito alla pubblicazione, nel 2019, del primo album intitolato proprio The Melancholy Kings, la band è costretta ad uno stop forzato a causa della pandemia, e raccoglie idee ed energie per dar vita all’attesissimo seguito, Her Favorite Disguise, un omaggio senza compromessi all’era alt-rock pre-grunge degli anni ’80, prodotto, registrato, mixato e masterizzato magistralmente da Ray Ketchem, che vede anche la partecipazione della cantante degli Elk City Reneé LoBue, del fisarmonicista Carl Riehl (Michelle Shocked, Uncle Moon) e dello stesso Ketchem alle percussioni.
L’album narra le vicissitudini della vita nella Grande Mela e nel New Jersey, celebrando e ironizzando sulle sue molteplici sfaccettature e sulle sue follie. Si apre con Six Feet Down, brano dalle caratteristiche anni ottanta che, però, strizza l’occhio ai sessanta, per proseguire poi con Victoria, in cui si possono chiaramente riconoscere la potenza delle chitarre “alla Ramones” e il rock classico, e Bitcoin Elegy, con il suo alt-rock infuocato, che si addentra nell’inevitabile declino delle relazioni personali nell’era digitale.
UV, singolo anticipatore dell’album, è un viaggio sonoro al limite della psichedelia ispirato al romanzo “V” di Thomas Pynchon, un omaggio postmoderno che segue l’eroina V e la Whole Sick Crew, rappresentati da riff di chitarra graffianti, tastiere sognanti, interludi d’archi, un accenno di rap e un finale euforico.
Quello che abbiamo davanti è un disco pop con un retrogusto alt-rock, composto da linee di chitarra efficaci, batterie potenti, bassi precisi e ritornelli che si prestano ad essere cantati a squarciagola durante i live, indubbiamente accessibile, non pretenzioso, divertente e pieno di groove.
Nonostante la loro età non più giovanissima, siamo certi che Potenza, Selig e compagni sapranno togliersi numerose soddisfazioni in ambito musicale, lasciandosi alle spalle il grigiore delle loro vite precedenti senza rimorsi né rimpianti.
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