Tabascomeno: recensione di Ricondito

'Ricondito', ovvero nascosto, nel senso di preservato, tenuto al sicuro, come ha fatto Chiara Furfari, aspettando il momento giusto per mostrare il proprio mondo, tra la tradizione delle proprie radici calabresi, mitologie antiche e narrazioni medievali, e gli stimoli assorbiti negli anni trascorsi in quel di Bologna.

Tabascomeno

Ricondito

(Dumba Dischi)

cantautorato, folk, indie rock


Un esordio che è un po’ un elogio della lentezza, se vogliamo ‘in direzione ostinata e contraria’ rispetto a una contemporaneità che spesso e volentieri è urgenza. Ricondito,’esordio di Tabascomeno (un ‘fiore mediterraneo’, nelle sue parole) viene da lontano, per più di un motivo.

Lavoro che ha richiesto due anni di gestazione, ma alcuni dei nove capitoli risalgono fino a otto anni fa, che per un’artista così giovane possono essere davvero tanti.

Nato quando Chiara Furfari (la sua ‘identità segreta’) era ancora immersa in una Calabria che porta con sè retaggi quasi ancestrali, cresciuto sotto i portici di Bologna, all’ombra del DAMS, il quotidiano dei fuorisede tra il chiasso della città universitaria e stanze silenziose.

‘Ricondito’ come in latino: nascosto perché celato, preservato, tenuto al sicuro: un fiore raro, come dice la stessa cantautrice, che ha atteso la sua primavera per fiorire.

Viene da lontano perché nei nove pezzi presenti si susseguono e si rincorrono suggestioni di tempi antichi: ci sono Icaro, Eco e Tiresia e c’è la Chanson de Roland, c’è l’amore per il racconto (di una ragazza cresciuta tra i ‘classici’ da un lato, la Nihal di Licia Troisi, il Geralt di Rivia di Andrzej Sapkowski dall’altro), esposto nella ‘leggenda inventata’ di Brughiera.

Ci sono il dialetto calabrese che riporta a certe tradizioni legate ai vestiti nuziali delle giovani spose e ci sono i ricordi famigliari (questi, nella conclusiva Tavolo Tondo, condivisi con Acqua Distillata, un’altra bella voce emergente della canzone italiana al femminile, quella lontana dai riflettori).

In mezzo a questa molteplicità di influenze si staglia la personalità di Tabascomeno, a parlare di sentimenti e del coraggio di provarli.

Un’interpretazione che punta sulla narrazione, una voce sottotraccia, talvolta quasi sussurrata; parole accompagnate da un’ispirazione sonora spesso acustica, fatta di suoni dilatati, di un folk dai toni vagamente ‘indie’, pronto qua e là ad accendersi grazie al calore di battiti elettronici mai comunque invasivi, ritmi che riportano gli echi della tradizione popolare.

Siamo ancora in pieno inverno, ma per la voce e i suoni di Tabascomeno e del suo Ricondito è finalmente arrivato il momento di sbocciare; ed è veramente un bel sentire.

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Marcello Berlich
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