Sergeant Hamster: recensione disco omonimo

L’esordio discografico dei palermitani Sergeant Hamster con i loro 10 pezzi a cavallo tra stoner, desert-rock, punk e psichedelia

Sergeant Hamster

s/t

(Tone Deaf Records)

stoner

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Sergeant HamsterI quattro giovani palermitani che compongono i Sergeant Hamster sono in attivo dal 2007 e da tempo avevano nel cassetto queste dieci canzoni. Ricordando un misto tra Kyuss e Black Sabbath, la band sforna una decina di brani di matrice stoner dalle striature psichedeliche e doom-metal, con un sound che dispone di una buona dose di personalità.

Le brevi e lente note iniziali di Space Duke sono avvolte da enigma e oscurità tipici delle intro alla Tools, ma trae in inganno perché subito dopo la voce di Simone Trombino decide di esprimere i suoi sfoghi interiori, accerchiato da un muro sonoro che spinge oltraggioso in un susseguirsi di ritmi scalmanati che si trascinano nelle successive Sleepless e Firmament’s Way dai toni sabbathiani.

Il ritmo diventa ancora più forsennato e punk-core in Up in Smoke, Supergiant ha quel groove doom riconoscibile nel suo andamento psichedelico e nello screaming incessante, rallentando velocità nel blues granitico di Good Man, con la strumentale Subversive Intermission che fa da spartiacque allo stoner rock di Universal Ride e Rebel Sleep, più vicine a Motorhead e artisti affini.

La chitarra di Giorgio Trombino e il comparto ritmico formato da Silvio Punto al basso e Claudio Mangiapane alla batteria, l’ultimo arrivato a completare l’attuale line-up, passano con naturalezza e semplicità dal post-rock distorto alle venature psichedeliche fino allo sludge-metal più immediato. Il finale è lasciato a Far and Gone che ribadisce il sound massiccio e corposo che hanno preferito adottare. Il test d’ingresso è sufficiente a chiedere uno sforzo maggiore per crearsi uno stile estremamente personale.

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Luca Paisiello
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