S.C.I.O.: recensione di Discorsi Distorti

Con Discorsi Distorti gli S.C.I.O. allargano la concezione di post-rock andando a lambire territori ambient, stoner e alternative.

S.C.I.O.

Discorsi Distorti

(Overdub Recordings)

post-rock, alternative rock

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Il post-rock è un genere che, soprattutto dalle nostre parti e nei paesi scandinavi, ha attecchito parecchio e molto bene. Ci sono tanti artisti che si cimentano con una materia che non è per nulla facile, anche se poi, se andiamo a tirare le somme e vogliamo essere sinceri sino in fondo, la gran parte di loro rischia di suonare tutta in modo simile. Con il progetto S.C.I.O., a firma di Stefano Scioni, si entra, fortunatamente, in un campo diverso che potremmo, quasi, definire ad ampissimo respiro. Il suo post-rock tocca ogni tipo di genere musicale, spaziando dai Tool ai Nine Inch Nails, passando per l’ambient e lo stoner.

Il tutto viene suonato con totale dovizia di particolari, generando un suono moderno e internazionale che non dovrebbe far fatica ad attecchire anche all’estero, come dimostrano le date ottenute, per cimentarsi dal vivo ed esportare il valido prodotto, in paesi come la Svizzera, la Francia e il Belgio.

L’uso, poi, di due bassi elettrici va oltre l’idea concepita da gente tipo i Royal Blood e l’aspetto più bello è che sembra che a produrre certi suoni ci siano cinque chitarre che, in realtà, non esistono nella maniera più assoluta. Ed allora è giusto tuffarsi in un viaggio avventuroso e sonoro in cui, a volte, sembra di incontrare Trent Reznor (Respiri Verso L’Alba) e altre il fantasma di Ian Curtis (Pseudodomani).

Poi ci sono le botte di adrenalina che sfociano in qualcosa di molto simile al grunge e all’alternative degli anni novanta (About Brunale) o che lambiscono il metal del 2020, tanto caro a gente come Sleep Token e Soen (Blame The Colours).

Si percepisce lontano un miglio che non vi è sterile improvvisazione in tutto ciò che è suonato. Anzi, ogni nota è messa al posto giusto e la mancanza di cantato (tipico topos del post rock) non annoia, perché il formato canzone, nella sua concezione più trasversale possibile, è rispettato in modo ineccepibile dall’artista di origine sarda.

Nel finale del lavoro si odono momenti di inquietudine (Conquiste) e di libertà nobile (Dorotea) che alzano il livello di un album che si rivela una piacevolissima sorpresa in cui capacità tecnica e voglia di sperimentare vanno magnificamente a braccetto.

Ascolta l’album

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Francesco Brunale
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