Roberto Angelini: recensione de Il Cancello Nel Bosco

A distanza di nove anni dal precedente lavoro solista, Roberto Angelini è tornato a firmare la sua musica con un disco tutt'altro che omogeneo: 12 brani legati dal sottile filo rosso dei ricordi e della malinconia.

Roberto Angelini

Il Cancello Nel Bosco

(FioriRari/Believe)

folk acustico, cantautorato folk, blues, funk, soul, elettronica

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recensione Il cancello nel bosco_Roberto AngeliniA distanza di ben nove anni dal precedente lavoro solista, il 46enne cantautore e produttore romano Roberto Angelini manda alle stampe il suo nuovo album intitolato Il Cancello Nel Bosco, edito per FioriRari (etichetta fondata nel 2006 dallo stesso Angelini) e anticipato dall’uscita dei singoli Incognita e Condor.

Già autore e session man per altri artisti, tra cui Niccolò Fabi e Pier Cortese, e ormai da anni ospite fisso nell’orchestra del programma di satira Propaganda Live, Roberto Angelini è tornato a firmare la sua musica con un disco tutt’altro che omogeneo, composto da dodici brani inediti (tra episodi cantati e strumentali) legati dal sottile filo rosso dei ricordi, della malinconia e senza confini di genere e di pubblico.

Canzoni che, muovendosi lungo sentieri dai piani fragili, sdrucciolevoli e vulnerabili, come isole in mezzo a tante altre isole, profumano di rinascita autunnale, portandosi dietro tutte le sue sfumature umorali, i suoi colori cangianti, e mettendo a nudo l’anima blues e il perimetro introspettivo del chitarrista capitolino.

Il Cancello Nel Bosco raffigura un mondo onirico e autobiografico fatto di nostalgia, paure esistenziali e paesaggi bucolici, che si materializza sottoforma di monologo intimo con il quale Angelini ci accompagna nel suo giardino fatto di atmosfere riflessive, note armoniche e visioni ombrose, concedendosi una leggera deviazione nei fraseggi melodici, agrodolci e vintage de L’Era Glaciale, brano che sembra rievocare l’antica tradizione della musica leggera italiana, quella dei cantautori genovesi.

 

Come foglie rampicanti sull’albero del tempo, le tracce prendono forma nel dualismo simbiotico tra luci ed ombre, tra dubbi, preoccupazioni e interrogandosi sul senso della vita e le incognite del futuro, quando sotto la lente della metafora, quando con un approccio testuale fin troppo diretto se non addirittura prevedibile.

Sognare la normalità e la bellezza delle piccole cose, ma senza il coraggio di accettarle veramente e, al contempo, scendendo inevitabilmente a compromessi con l’essenza della natura umana, e con le implicazioni tra cause ed effetti ad essa congenite.

Verosimilmente, è questo il messaggio narrativo e simbolico che Roberto Angelini ha voluto infondere in questo nuovo capitolo discografico, servendosi sempre di quel minimalismo folk acustico dal sapore domestico, rurale, artigianale e dall’immancabile calligrafismo fingerpicking nickdrakeiano che, nella sua profondità di campo e arricchendosi di soluzioni elettroniche, ritmiche funkeggianti e sezioni d’archi suggestive, quasi a volersi insinuare in quelle composizioni d’atmosfera per colonne sonore, ne definisce l’intero impianto emotivo, sinfonico e scritturale, con l’obiettivo di trasmettere, nell’incertezza dei nostri tempi, un qualcosa che somigli a un confortante segnale di ripresa, per non rimanere intrappolati nel conformismo di una vita meccanica.

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Andrea Musumeci
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