Potena: recensione di Canzoni per l’inverno

Con Canzoni Per L'Inverno, Massimiliano Potena prova a raccontare le stagioni della sua vita, tra memoria e prospettiva, mescolando cantautorato italiano e suoni di matrice indie-rock e brit-pop.

Potena

Canzoni per l’inverno

(Etrusko)

cantautorato italiano, rock radiofonico, indie-rock, jingle-jangle, funk

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A due anni di distanza dalla pubblicazione dell’album Lo Sbarco Sulla Luna, il cantautore molisano Massimiliano Potena, in arte Potena, torna sul pianeta terra con il suo quarto lavoro in studio intitolato Canzoni Per L’Inverno, edito per la Etrusko di Luigi Tarquini, distribuito da Alka Record Label e anticipato dall’uscita dei singoli La Soluzione e Basterà.

Composto da otto brani dalle trame malinconiche, melodiche e passionali, Canzoni Per L’Inverno segna una rinnovata maturità espressiva da parte del compositore termolese; una sorta di autobiografia che fluisce tra appunti di vita e riflessioni esistenziali, voglia di libertà e ripensamenti, partenze e traguardi, facendo la tara tra i tempi andati, la consapevolezza dell’oggi in divenire e l’incertezza di distanze ancora da colmare.

Così, proprio per dare più enfasi ai vari passaggi umorali della release, Massimiliano ha deciso di ampliare il suo registro di influenze sonore, probabilmente più energico e ricco di sfumature rispetto al percorso compositivo intrapreso nei precedenti capitoli discografici, attingendo da quei suoni di matrice brit-pop (The Jam, The Smiths, Oasis) che hanno accompagnato la sua adolescenza, rievocando sensazioni custodite nei nastri d’epoca, ma senza perdere aderenza con certo cantautorato italiano, dalle formule più datate dei Battisti e Vasco Rossi a quelle più contemporanee di Niccolò Fabi.

Nella percezione di una società sempre più borderline sotto l’aspetto emozionale, e sempre più incline a subordinare i sentimenti a favore di frenesie effimere e logiche di convenienza, Potena prova a raccontare le stagioni della sua vita (che è anche un po’ nostra), tra memoria e prospettiva, secondo la sua visione di musica quale strumento lenitivo e positivo, quando in chiave ironica quando invece attraverso un’attenzione più riflessiva, cercando un modo per filtrare la realtà e alleggerire il peso dei momenti difficili, delle battaglie individuali e collettive, delle dimissioni forzate.

Disegnando una specie di filo rosso tra origini ed evoluzione, tra quelli che sono gli effetti dei cambiamenti nelle relazioni affettive e nei parametri climatici, Canzoni Per L’Inverno si manifesta come un ritorno alle cose semplici; “un antitodo al freddo invernale, non solamente climatico”, come affermato dallo stesso autore; un premuroso incoraggiamento a riprendersi l’autenticità dei sogni (“ogni uomo ha dentro di sé un sogno da crescere, se chiudi gli occhi forse tu lo troverai”).

Composizioni narrative intrise di metafore che indugiano sull’inquietudine dei nostri giorni, di storie sospese tra il rumore della terra e il silenzio del cielo: siamo come nuvole che tentano di sfuggire al proprio destino, ai vènti contrari, ma non hanno il coraggio, o la forza, di sottrarsi alle contingenze della contemporaneità. Dunque, a quale prezzo compriamo l’illusione della felicità, per scordarci il colore e l’odore che ha?

Combattuti tra la voglia di mollare tutto e la necessità di ricominciare a sperare (“la soluzione a questo problema forse è fuggire oppure cambiare schema?”), ci chiediamo se ha ancora senso confidare nel dono dell’immaginazione, o se è meglio far scivolare il tempo sulla nostra pelle, come sabbia che si adagia sul fondo della clessidra, e abbandonarsi alla disillusione di un mondo che non ha concesso quanto promesso.

 

facebook/PotenaMassimiliano

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