Marco W Lippini: recensione di Simple Stories

In questo nuovo disco, il cantautore toscano Marco W Lippini mette in musica le sue storie semplici, attraverso luccicanti riverberi jangly di fattura folk e ambientazioni agresti dal sapore vintage-anglofono.

Marco W Lippini

Simple Stories

(Entusiasta Dischi)

folk acustico, brit rock, folk west-coastiano, indie-folk, exotic folk, dream folk

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A distanza di tre anni dalla pubblicazione di Home Forest, il folk-singer toscano Marco W Lippini manda alle stampe il suo terzo album solista intitolato Simple Stories, edito per l’etichetta indipendente Entusiasta Dischi, in collaborazione con il produttore artistico e polistrumentista Andrea Franchi e anticipato dall’uscita dei singoli The Catcher e Simple Great Food.

In attività da oltre vent’anni nel sottosuolo underground tricolore, e già membro di realtà quali Arsella Boyz, Save The Polar Bears e Fast Lights, il cantautore pratese di origini emiliane continua ad alimentare e condividere emozioni, curiosità e immaginazione attraverso il connubio tra musica e scrittura, aprendosi su altri mondi sensoriali, ma con attenzione sempre vigile ai cambiamenti della contemporaneità.

Sotto l’aspetto tematico, ispirandosi alla superficialità emotiva che compromette ogni giorno di più la qualità dei nostri comportamenti, Marco W Lippini prova a focalizzarsi sul valore delle corrispondenze affettive e delle cose semplici, che oggigiorno, paradossalmente, vengono percepite come un qualcosa di sofisticato, per non dire trasgressivo.

In controtendenza rispetto alle dinamiche digitalizzate dell’attualità, ciò che traspare dalle otto tracce di Simple Stories è la speranza di tornare a osservare il mondo attraverso i propri occhi (“with your eyes you can see reality”), recuperando il ritmo prezioso dei nostri passi, così da poter ritrovare una visione senza filtri e correggere le incurvature posturali verso il basso causate dal potere magnetico degli smartphone (“lots of people with phones in their hands, lots of humans don’t understand”).

Muovendosi tra i suggestivi paesaggi della campagna tosco-emiliana e il romanticismo malinconico delle colline inglesi, quando con leggerezza intima ed evocativa, quando con effervescenza ritmica, Marco W Lippini riesce a combinare arrangiamenti essenziali e dinamismo esecutivo, mescolando luccicanti riverberi jangly di fattura folk e sobrie ambientazioni agresti dal sapore vintage-anglofono, a cui si aggiungono le sue delicate, balsamiche, indolenti e calde armonie vocali, a rievocare una sorta di mix tra Damon Albarn e Sufjan Stevens.

Affiora, dunque, un’indole giocosa, disincantata, retro-visionaria, ma al tempo stesso introspettiva, che si esprime per mezzo di una testualità bilingue, alternando per la prima volta l’italiano all’inglese, e tramite stralunate ballad brit a tinte lennoniane dal tocco slide harrisoniano (“a trasmettere un senso di serenità”, come direbbe Maurizio Vaiani), passando per pennellate west-coastiane dai riflessi byrdsiani e fragranze esotiche di un soft rock alla Metronomy.

Viviamo in un’epoca di sovraesposizione mediatica ed affanni quotidiani, dove spesso il confronto con la realtà esterna assume connotazioni dolorose. Per questo motivo, le storie semplici di Marco W Lippini evidenziano quanto sia importante ritagliarsi un piccolo angolo di quiete per riordinare i pensieri e ritrovare se stessi: una sorta di oasi di pace e silenzio dal tratto fumettistico (come raffigurato nell’immagine di copertina a cura dell’artista Hossam Fazulla), come un piccolo mondo custode di altri mondi che diventano sempre più raccolti e nostalgici.

 

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