Repetita Iuvant: recensione di 3+1

L'insolito trio Repetita Iuvant si definisce post-postista e l'EP 3+1 profuma di noise, post-rock e psichedelia.
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Repetita Iuvant

3+1

(Loudnessy Sonic Dream)

noise, post-rock, psichedelia

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3+1 EPGli spezzini Repetita Iuvant, forti di un background solido costruito sugli ascolti di Ulan Bator, Van Der Graaf Generator, This Heat e i testi di Alfredo Maria Bonanno, Chuck Palahniuk, Timothy Leary e Pier Paolo Pasolini, tornano sul mercato con 3+1 , EP lisergico e profondamente contaminato, capitolo di mezzo tra l’EP d’esordio, 3, e l’album di prossima uscita, ultima tranche di una ideologica trilogia.

L’insolito trio (manca infatti il basso), formato da Andrea Testa (batteria), Cristoforo Edernov (chitarra, synth) e Daniele Isetta (chitarra), si definisce post-postista perché convinto che nessuna classe di pregiudizio o considerazione civica, storica ed accademica possa inibire gli impulsi immaginativi, il sound respirato in queste quattro tracce, profumate di noise, post-rock e psichedelia, una sorta di mix perfetto tra Crippled Black Phoenix, Sonic Youth, God Is An Astronaut e Isis, convince ed appassiona malgrado sia lontano anni luce dall’easy listening.

Sposano perfino una tecnica di registrazione particolare, Piuno ad esempio, è stata registrata con 4 microfoni ambientali e riservata al formato Stereo8 quadrifonico in sette copie: <<c’è un ragionamento numerico dietro a questo utilizzo>> – racconta il chitarrista Cristoforo, <<ed è il nostro elogio all’epoca della quadrifonia e della psichedelia>>.

Si parte per un viaggio strano e a tratti alienante con Sagiadi che chiarifica subito il messaggio base mettendoci di fronte ad un opera monumentale di post-rock dagli echi psichedelici, un interminabile intro dilatatissimo ci accompagna su un tappeto di suoni sovrapposti ed un contro tempo di batteria come regola fissa di una instrumental jam session che, alla fine dei conti, non decolla mai e proprio per questo inchioda all’ascolto, persiste infatti per tutta la durata della traccia  l’attesa verso un’apertura non pervenuta ma di cui si può fare benissimo a meno, il pathos concretizzato è più che sufficiente per incrementare la curiosità.

Stesso dicasi per Polloni non molto discosta dalla precedente, il suono grezzo della batteria (sembra quello tipico delle registrazioni home made effettuata dentro qualche cantina umida usata per le prove) e gli arpeggi psycho delle chitarre raggiungono uno status sonoro decisamente a fuoco, brano suggestivo, forse il migliore dei quattro, sospeso com’è tra dilatazioni armoniche e timidi approcci ritmati in crescendo costante fino alle ultime note inattese e sorprendenti.

Se Metloping con i suoi arpeggi cinematografici riporta alla mente le circolarità cosmiche di band come Mogwai o i nostrani Mokadelic, l’unicità di Piuno racchiude in sé il potere della seduzione, lisergica, onirica e perfino vagamente tribale inghiotte in un loop di pensieri ossessivi, quasi dieci minuti di paradossi sonori, serrati e particolarmente intensi sfociati in un finale brusco, di quelli che piacciono a me, il senso di voluta incompiutezza è un vero tocco di classe.

3+1 è un mini disco senza dubbio interessante, pieno di idee e belle ispirazioni, unica pecca, la tangibile sensazione di non aver terminato il discorso ma forse il messaggio della band vuole essere proprio questo; siamo in transito alla ricerca della nostra dimensione.

Li aspettiamo con grande curiosità in versione full-lenght dove, mi auguro, i Repetita Iuvant ripeteranno la lezione portandola a termine, aiutando così i fruitori di musica, ad interpretare, come meritano, il loro percorso artistico.

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Elisabetta Laurini
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