Date at Midnight: recensione di Fading Into This Grace

Fading Into This Grace è il nuovo album dei Date at Midnight. L'eccelso ritorno sulle scene di una band che non ha davvero bisogno di presentazioni.

Date at Midnight

Fading Into This Grace

(Manic Depression Records)

post-punk, gothic rock, deathrock, darkwave

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Potrei raccontarvi vita e opere dei Date at Midnight, potrei sciorinare aneddoti sui loro brani di punta che disegnano il duraturo climax ascendente in una ormai lunga e consolidata carriera, potrei descrivervi la potenza inaudita delle loro performance live e chissà quali altre diavolerie ma quando si arriva a certi livelli ogni ragionamento diventa superfluo perché la musica parla da sola e in questo caso lo fa in modo così sublime da togliere il fiato.

A cinque anni di distanza dall’ultimo EP, Reverse Resilience, la band romana torna infatti alla carica con un disco immenso, Fading Into This Grace, appena uscito su Manic Depression Records.

Dimenticate il passato dei DaM ed entrate con me, in punta di piedi in questo masterpiece di post-punk tinto di deathrock, darkwave e finissimo gothic rock perché, sono sicura, ne uscirete estasiati.

Quel passato, progenitore di lavori indimenticabili come l’omonimo EP del 2008 (per la mitica etichetta In the Night Time Records) e gli album No Love (2011) e Songs to Fall and Forget (2016), risuona a tratti come suggestione momentanea polverizzata nel giro di pochi attimi, come effluvio di quel che è stato, come blocco di partenza per un viaggio tuttora in corso, sì perché nel frattempo i nostri hanno raggiunto una coesione e una maturità artistica davvero invidiabile.

La voce di Daniele De Angelis, finalmente liberata da qualsivoglia costrizione stilistica risulta ancora più intensa, penetrante e centrata, il ruvido basso sinuoso e dannatamente oscuro di Pasquale Vico segna il tempo con certosina precisione supportato dalla portentosa batteria di Francesco Mignogna mentre la chitarra estatica di Manuel Mazzenga, incredibile ma vero, non fa rimpiangere quella dello storico e mai dimenticato chitarrista e co-fondatore della band, Francesco Barone.

Fading Into This Grace è nell’interezza e senza ombra di ragionevole dubbio, il più bel disco della formazione, il più completo, il più equilibrato, il più maturo e forse anche il più inquieto, una leggera malinconia di fondo traspare infatti in quasi tutte le tracce che concatenate le une alle altre rivelano un laborioso percorso alla ricerca del suono perfetto complice il mastering curato dal leggendario William Faith (non devo certo spiegarvi chi sia).

Non un brano superfluo, nessuna pecca, nessun ostacolo alla fluidità dell’insieme, nove tracce dalle liriche assai profonde e dal sapore diverso legate da un unico comune denominatore, l’eleganza.

Dopo il prologo affidato al tiro vulcanico della mega hit Rendez-Vous, brano ideale da pogo sotto palco, avanza la splendida This Affection, torbida e minacciosa nelle prime battute, travolgente nel ritmo impetuoso e nelle intenzioni dopo l’apertura micidiale, gothic/death rock suonato con tutti i crismi.

Il basso ruvido e incalzante domina senza sosta Another Grace, primo singolo estratto accompagnato da un video surreale e spiazzante dove è facile riconoscere magnetismi à la David Lych o Tim Burton, enfatica e nera come la pece, misteriosa e ossessiva fino al midollo, una deathrock hit senza se e senza ma.

In No Contact – Red Zone dove si percepisce chiaro il senso di oppressione e impotenza provato durante il nefasto periodo pandemico, è la chitarra lacerante a domandare aiuto con una superba urgenza poetica sorretta da una magistrale, imprescindibile, sezione ritmica e dalla toccante prova vocale di Daniele.

Poi la dolorosa consapevolezza di un amore inutile nei confronti di se stessi (quando diventa invece essenziale abbracciare il mondo) racchiusa nella splendido scrigno sonoro di Useless Love, la tenerezza infinita della più solare Carmilla (dedicata a una delle bimbe di Francesco), il racconto dell’amore incondizionato di un padre per la propria creatura “…and every time i see your smile i recognize myself inside, and every time you move your eyes i  see the sign of a new life, oh Carmilla, i’ll be always by your side” e i nutriti palpiti di No Need to Define (la nuova To Fall ad Forget) immersa in un mood sognante che rievoca cieli stellati in una notte di mezza estate magari in riva al mare con lo sciabordio delle onde a carezzare le caviglie nude.

Infine la struggente The Line, morbida, duttile e zuccherosa senza mai diventare melensa contraltare ai labirinti inaccessibili della spettrale The Privation ft. Simona Ferrucci (Winter Severity Index/Frank Never Dies), un incubo allucinato dove l’orchestrazione entra al servizio di due voci intrecciate in una spirale di amabili dissonanze, Daniele e il suo teatrale spoken word, Simona e le sue armonizzazioni cupe e fascinose, due mondi che si sposano in un claustrofobico chiaroscuro luciferino.

Fading Into This Grace è un disco prezioso, uno dei più belli ascoltati negli ultimi tempi, se i Date at Midnight non fossero tornati ci saremmo persi un vero capolavoro.

 

https://www.facebook.com/dateatmidnightband/

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