The Vaccines: What Did you Expect from the Vaccines?

Uno degli album più attesi della stagione quello dei Vaccines, che si dimostrano in grado di non deludere le aspettative anche se la strada da fare è ancora tanta

The Vaccines

What Did you Expect from the Vaccines?

(CD, Sony Music)

indie rock

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the-vaccines-what-did-you-expect-from-the-vaccinesEbbene si, questa volta anche io faccio parte di quella calca di curiosi che attendeva con impazienza l’album di debutto dei Vaccines.  La “next big thing” acclamata oltremanica è approdata nelle classifiche con il suo primo album What Did You Expect from the Vaccines? direttamente al quarto (!) posto in classifica, dopo un interminabile bombardamento promozionale da parte dei media.

Il quartetto londinese capitanato dall’ex cantante neo-folk Justin Young (ai tempi conosciuto come Jay Jay Pistolet) si è formato non più di nove mesi fa, e il singolo Wreckin’ Bar (Ra Ra Ra) è stato tra i più passati in radio negli scorsi mesi, dando inizio alla “Vaccines-mania”. Grazie a questo brano il gruppo si è accaparrato le lodi di Columbia e BBC, che l’hanno definito il “fenomeno del 2011”. La domanda dunque sorge spontanea: dopo tutto questo martellamento mediatico l’album soddisfa le aspettative dell’ascoltatore?

Reduci da delusioni musicali colossali è inevitabile mantenere un piglio scettico, ma questa volta posso affermare di essermi piacevolmente ricreduta. Tra alti e bassi i Vaccines dimostrano di avere le capacità per mantenere le promesse fatte nel corso dei mesi passati. Non saranno di sicuro i “nuovi Oasis” (come più di una volta sono stati etichettati), il loro stile difatti strizza l’occhio al post-punk e il sound degli albori (vedi Ramones) per poi avvicinarsi al new wave malinconico, che sta rivivendo una nuova età dell’oro grazie a band come i Glasvegas (Wetsuit e Blow it Up ne sono un esempio lampante). Non mancano rimandi all’indie-rock “classico” di gruppi come i the Strokes (if You Wanna) che si evolve fino a creare un eclettico incontro tra power-pop e garage punk (Wolfpack, Norgaard). L’album si chiude con un ritorno alle atmosfere dark e malinconiche dei Glasvegas con un commiato più che azzeccato con Family Friend.

Un album solare e talvolta nostalgico che si affida a diverse influenze in cui i Vaccines giocano a carte scoperte e mostrano tutto quello che hanno da offrire, magari rischiando di risultare un po’ banali (All in White) ma dando buone premesse per quello che si spera sia un futuro in salita. Ci sono delle volte in cui, devo ammetterlo, sono davvero contenta di sbagliarmi.

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Fabiana Giovanetti
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