Ritmo Tribale: recensione di Bye Bye Show

Il concerto d'addio dei Ritmo Tribale all'Acquatica del 2000 pubblicato dopo 25 anni. Un documento storico del rock alternativo italiano.

Ritmo Tribale

Bye Bye Show

(Overdrive)

alternative rock


Il 26 maggio del 2000 è stata una data memorabile per il mondo dell’alternative italiano: il concerto di addio dei Ritmo Tribale all’Acquatica di Milano. Una festa messa in atto dalla storica band milanese per regalare al suo pubblico un grande saluto, prima di calare apparentemente il sipario su una carriera durata allora poco più di 5 lustri e che quest’anno, dopo 25 anni, vede la luce in formato fisico con questo Bye Bye Show.

10 anni dopo quel concerto i Ritmo Tribale, senza Rioda, si uniranno a Xabier Iriondo degli Afterhours e al sassofonista Bruno Romani dei Detonazione, recentemente scomparso, per sperimentare la propria Milano Original Soundtrack sotto il moniker di NoGuru. Poi un’altra decade di attesa per il ritorno a sorpresa sulla scena con un bellissimo disco inedito, La Rivoluzione del Giorno Prima, penalizzato purtroppo dalla pandemia poco dopo la pubblicazione per la difficoltà di portarlo in giro dal vivo, a causa delle restrizioni per il Covid.

Ma nelle esigue date live che la band ha potuto sostenere per diverse ragioni, il pubblico è sempre accorso sotto la transenna a supportarli così come testimoniato nel Bye Bye Show. Un disco dal vivo che si apre con due brani tratti dal loro album, a mia detta, migliore, ovvero Psychorsonica. L’introduzione di Oceano prima e Base Luna poi gettano sul pubblico un’ondata sonora effervescente, con una band capitanata da uno Scaglia magnetico che ha saputo lasciare l’impronta senza snaturare il cantato sui brani scritti con Edda quando ancora questi faceva parte del gruppo.

Dal 1999 di Bahamas in poi è assurdo fare paragoni con quella che è riconosciuta come una delle migliori voci rock che abbiamo avuto in Italia. Sarebbe da bugiardi non ammettere di sognare un ritorno in formazione di Rampoldi, ma c’è un prima e un dopo Edda e a livello di critica in quel “dopo” i Ritmo Tribale hanno dimostrato di essere bravissimi a scrivere album di grande emotività, cinica visione, attenta lettura della realtà circostante e notevole impatto sonoro, certamente contenuto da una bolla di modernità, anche dopo l’addio di Stefano, che dal 2009 ha fatto un suo coraggioso percorso da cantautore fuori dalle regole.

Senti Assoluto o Ti Detesto e avverti la carica di una band da sempre affiatata, amici che mai hanno tradito la propria identità musicale. Senti cantare Scaglia e riconosci che ha saputo lasciarsi scivolare via la pressione, sostenuto dai fedeli “compagni di lavoro” che l’hanno spinto alla guida vocale, e siamo d’accordo che Edda “era un’altra cosa”, ma chi come me ha avuto l’opportunità di vedere Andrea dal vivo sa bene quanto questo singer sia stato in grado di raccogliere il microfono e portare sul palco canzoni che parlano di rabbia, di contestazione, di solidarietà, continuando quel viaggio insieme agli altri soci di palco e sale prove. Senti appunto Scaglia dal vivo e lo vedi come sa scaldare il pubblico, sa fondersi con esso, sa scendere sotto il palco e ballare con i fans mentre Briegel, Talia, Rioda, Marcheschi jammano forsennati sulle parti strumentali dei brani.

Scorrono le canzoni che infiammavano negli anni 80 i centri sociali come Guilty, Julian, Uomini, Bocca Chiusa, che la band fa esplodere all’Acquatica come quando erano ragazzetti ribelli che facevano tuonare i muri del Leoncavallo, brani che in questo live rivivono i loro successi attingendo a 6 dischi di grande impatto emotivo. Comparto ritmico Marcheschi-Filppazzi che è tra i più devastanti in Italia, non a caso lo stesso Briegel è stato chiamato alcuni anni fa a suonare per i Rats, per Paolo Martella, con Renga e nel progetto Megajam con Cottafavi, Wilko e Graziano Romani.

Fabrizio Rioda ricama riff sonici che costituiscono il suono acido della loro impetuosa discografia  come Violento e La Mia Religione, lo accompagna l’altra chitarra di Scaglia, Talia esegue sontuosi tappeti sonori sullo sfondo nelle retrovie della sua tastiera. Si vedranno poco sul palco negli anni futuri, talvolta in estemporanee sessioni con Pino Scotto (Leonka) o per Antonella Ruggiero dei Matia Bazar (Aristocratica), o con altri artisti nella canzone Un Amore Lungo un Giorno ma quando ne hanno l’occasione hanno un’alchimia bestiale. Rioda in questi mesi ha poi compiuto un’impresa non da poco realizzando diversi Vodcast sul suo canale Yotube intervistando colleghi della sua generazione, da Agnelli a Morgan, Pedrini, Moretti dei Karma, il grande produttore Senardi, un uomo con l’occhio lungo sul rock italiano negli anni 90, per finire alla preziosa intervista al compianto Paolo Benvegnù e i suoi Scisma.

Ci sono poi i brani tratti da Bahamas, il disco pubblicato un anno prima di questo concerto, il primo senza Edda, probabilmente il più sofferto ma anche il più liberatorio, che mostra i Ritmo Tribale più maturi e non una cover di se stessi, con pezzi prestigiosi come Lumina, Musica, la stessa Bahamas. Quella sera all’Acquatica i Ritmo Tribale hanno fatto salire sul palco alcuni amici a cantare con loro: ecco quindi Francesco Renga duettare su Amara e i Negrita su Universo, immortalati nelle registrazioni salvate da quella esibizione e pare non siano ben udibili quelle con Paolo Martella, Scisma e Afterhours rimaste nel cassetto a malincuore, preservandole con dignità. Ma Rioda con il suo fonico hanno compiuto un miracolo regalando un gran concerto che si conclude con una veemente Circondato, un’acustica Bandiere e il brano che ha lanciato i Ritmo Tribale sui circuiti di VideoMusic, Sogna.

Bene che poi abbiano proseguito, quando ne avvertivano la reale intenzione, a suonare e reinventarsi con quello che veniva fuori. Noi li aspettiamo ancora nel prossimo futuro, sappiamo che c’è del materiale nuovo all’orizzonte e non vediamo l’ora di ascoltare una nuova canzone. Quel sipario non calerà mai del tutto, non può.

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