Marrano: la recensione di Perdere

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Marrano

Perdere

(Altini Cose / Floppy Dischi)

alternative rock

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A cavallo tra Rimini e Bologna tre ragazzi, Andrea, Daniele e Nicola, questi i loro nomi, cinque anni fa hanno dato vita a Marrano, un trio di musicisti che adora “suonare forte, possibilmente fortissimo”. Dopo Gioventù Spaccata del 2017, la band romagnola pubblica oggi il suo secondo album, Perdere, composto da 10 canzoni piene di chitarra distorta e basso saturo di energia, registrate presso lo Stonebridge Studio di Cesena.

“E’ un disco vero, sofferto, limato nelle sue sfaccettature finché lo ritenevamo giusto, senza mai snaturare la colonna portante che rimane sempre quella: la sincerità” scrivono nella loro presentazione.

L’album apre le danze con Pioggia del Diavolo, un gran pezzo tirato con un ritmo veloce ed un ritornello che non può non girare subito nella testa. Blue Whale ci riporta tra Verdena e Placebo raccontando l’idiozia di un gesto suicida. La batteria imponente ci prepara all’ingresso prepotente di Golf, canzone urlata zeppa di suoni e ritmi tonanti.

Si rallenta con la struggente L’Odore del Distacco, poetica riflessione sull’amore e le solitudini interiori quando non si è assieme, prima dell’ipnotica Oceano dei Vivi, un giro di chitarre e basso distorti che spingono contro il muro del suono.

Un inizio bello, tirato e sonico, con accordi e ritmiche semplici, testi senza particolari clamori, melodie lineari, ma con quel suono corposo, sporco e grezzo che piace a chi cerca band italiane dalle sonorità dure, il tutto cantato in italiano.

Una semplicità però toccante perché Perdere è un album che l’hai appena finito di ascoltare e vuoi ricominciare da capo. I brani che compongono la seconda metà del disco non sono meno trascinanti, a partire da Quattro Venti che sembra un pezzo dei vecchi Foo Fighters, mentre Amore Liquido è il brano più breve dell’album con il suo minuto e mezzo di hardcore generoso che precede quello più lungo, l’ipnotico Sam dall’intro spaziale arcana e affascinante.

I Marrano concludono con un pezzo dolce, A Perdere, che fa presagire ampie possibilità di aggiungere uno spirito ed uno stile assolutamente personale quando, oltre a spingere sull’acceleratore, ci si tuffa in un percorso di crescita musicale elaborando un brano intenso che sa cullare le emozioni.

Manca qualcosa per farli emergere dalle tante produzioni rock che abbiamo in Italia, ma rispetto al precedente questo secondo lavoro è meno convulso e violento ma maggiormente smussato agli angoli, si sente che hanno deciso di rifinire il sound e il prossimo disco potrebbero riservarci soprese dettate dal talento e dall’orecchio che a sentire questo disco non mancano.

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