Lyla Foy: Mirrors The Sky

Una magia che ti soffia da dentro spostandoti verso l'alto, verso un'apertura di cieli che formano l'occhio della terra. Questa è la musica di Lyla Foy: uno specchio che riflette solo dove è concentrata l'armonia umana

Lyla Foy

Mirrors The Sky

(Sub Pop)

pop, electro

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Eterea è la parola giusta.

Una magia che ti soffia da dentro spostandoti verso l’alto, verso un’apertura di cieli che formano l’occhio della terra.

Questa è la musica di Lyla Foy: uno specchio che riflette solo dove è concentrata l’armonia umana.

Inglese nel sangue, adorabile volto che si sposa perfettamente con la sua musica, firma un contratto con la leggendaria Sub Pop portando al grande pubblico una ventata fresca di pop cantautorale, colmo di sfumature post in bilico tra la leggiadria sonora dei Sigur Ròs, l’approccio fiabesco del canto di Enya e/o Bjork e il fondersi di strutture ritmiche trip-hop alla Massive Attack.

Congetture piuttosto inutili visto che questo album di 10 brani dal titolo Mirrors The Sky è un concentrato multiforme di padronanza e suggestiva personalità stilistica.

Bastano solo pochi secondi per cogliere a pieno tutta la fauna che fuoriesce dalle note di Honeymoon, dove la voce disarma ogni difesa prendendosi cura di te, quasi sussurrandoti all’orecchio “non hai nulla da temere, ora siamo solo noi due”.

I Only e Impossible presentano invece una ritmica più vivace, che vira verso un contesto elettropop rispetto alla precedente, lasciando spazio a vocalità gioiose e fraseggi di synth che creano ariose trame quasi psichedeliche.

C’è spazio anche per un bel lento come Rumour, da ballare a corte se avete soldi e abitudini aristocratiche, o semplicemente su di un prato pieno di girasoli e oleandri se siete “a corto” e volete assicurarvi una bella scopata romantica.

Ma sono Only Human e la conclusiva Warning i brani che più adoro.

La prima per le sonorità “giocose” che mi ricordano a tratti i Mùm; e la seconda per quel tocco quasi celtico nell’arrangiamento e una profondità nell’armonia esaltata dalle corde vocali che ti danzano lentamente attorno alle tempie, rilassandole.

A concludere, credo proprio che ci troviamo di fronte ad un’artista di alto prestigio: musicalmente elegante, ma anche concettualmente evocativa e potente.

Il 2014 di Lyla Foy potrebbe colorarsi di soddisfazioni grandi come quelle ottenute nell’annata precedente da Agnes Obel.

Glielo auguro fortemente.

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Gianni Manariti
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