Gee Whiz: recensione di How To Manage a Crisis

Metti insieme un po’ di musicisti provenienti dall’area indie rock nostrana e ne esce un disco che galleggia tra garage, psichedelia, brit rock: si tratta di How To Manage a Crisis dei Gee Whiz.

Gee Whiz

How To Manage a Crisis

(We Were Never Being Boring Collective)

garage, indie rock


I Gee Whiz è il nome che cinque bolognesi hanno scelto nel 2024 per dare vita ad un nuovo gruppo. In realtà potremmo definirlo supergruppo perché i musicisti di questa band, che ha pubblicato la scorsa primavera How To Manage A Crisis, provengono da diverse esperienze conosciute nell’ambito dell’indie rock nostrano e hanno prodotto questi 10 brani dal taglio garage, indie e psichedelico.

Ho voluto ascoltare i Gee Whiz dopo aver letto del sodalizio trentennale tra Cremonini e Ballo e mi sono domandato che fine avessero fatto gli altri componenti dei Lunapop. Surfando nella Rete per pura curiosità sono rimasto colpito dall’ultimo progetto in cui ha partecipato Michele Giuliani, il chitarrista che dopo la separazione con i Lunapop aveva messo in piedi nel 2011 gli sconosciuti Clamat, band con sonorità assolutamente distanti da quelle che lo ha portato al successo. Giusto tre anni fa aveva intrallazzato delle jam insieme all’altro Lunapop Alessandro De Simone con  Mariagiulia Degli Amori (A Toys Orchestra, Iosonouncane, Daniela Pes), Giacomo Gelati (Altre di B, Lo Stato Sociale, LaPara) e Paul Pieretto (Settlefish, A Classic Education) e così tra indie rock, psichedelia e fuzz rock i 5 hanno confezionato “un viaggio psych con una spiccata verve pop”.

Ci sono diversi personaggi raccontati nel loro testi, come il Little Dan che tutti ammirano al parco giochi perché riesce a donare il sorriso a chi gli sta attorno, o come Emily che vogliono uscire dalle proprie case, dai propri mondi, dall’isolamento (Mr Dinosaur) per affrontare l’ignoto e cercare il coraggio (My Own) per ottenere una personale consacrazione degli obiettivi raggiunti. Lo si fa tra party (Hide and Seek) a base di Cocktail Umbrellas in serate entusiasmanti (Big Fireworks) e dormiveglia in cui ci lascia andare fin quando ci si riprende da una esaurita nottata (la sognante The Wake).

Ritmi vivaci ed equilibrati (Cocktail Umbrella), sapori british non solo per il cantato (Magic Carpet), chitarre acide e gioconde su armonie leggere, a volte ammalianti (The Wake, Goodnight), persino weirdos ma adorabili, quello che hanno fatto i Gee Whiz con How To Manage a Crisis è il genere di disco che magari non inserirai nella discografia del secolo, ma ti rimarranno nel cuore se fanno presa in un periodo strambo della tua vita facendoti piacevolmente compagnia. Una gradevole scoperta.

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Luca Paisiello
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