Devocka: Meccanismi e Desideri Semplici

Meccanismi e Desideri Semplici è il quarto disco dei ferraresi Devocka, noise wave psichedelico che esplora la nostra coscienza mentre fa a botte con le aspettative della vita

Devocka

Meccanismi e Desideri Semplici

(Dimora Records)

indie rock

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recensione Devocka- Meccanismi e Desideri SempliciDa 15 anni i ferraresi Devocka si sono fatti strada come una delle band più interessanti del panorama musicale attuale e sono arrivati alla quarta pubblicazione discografica di inediti con Meccanismi e Desideri Semplici, album di 11 canzoni dai toni noise, new wave, rock, psichedelici mettendo in luce i rapporti con se stessi, con gli altri, con le proprie paure e relative analisi per affrontarle, cantandoci come riemergere dall’oscurità.

Il disco nasce dopo una serie di avventure musicali che hanno visto i Devocka calcare i palchi di band rinomate come Perturbazione, Ulan Bator, Il Teatro Degli Orrori e Il Santo Niente, partecipando all’album tributo della band stessa di Umberto Palazzo, riuscendo anche a cogliere l’attenzione di Giulio Favero che li ha spalleggiati come lui sa fare con le band di valore.

Nel frattempo la loro musica è virata verso atmosfere new wave e pertanto questo disco riparte dalle loro prime esperienze punk noise, si può facilmente ricollegare al rock italico alternativo degli anni 90 spinto dalla loro verve autorale. È chiaro che non stiamo parlando di una band dal facile ascolto, perché abbiamo di fronte 11 brani da non prendere alla leggera con i loro suoni cupi, fragorosi, spigolosi, a volte densi di innesti elettronici, asincronie.

I due difetti sono il troppo echo e il cantato poco cantato, per intenderci, sono canzoni “parlate” che ricordano per esempio gli ZiDima, band di grande talento e con sonorità da pelle d’oca che mi hanno fatto qualche mese fa una gran bella impressione con il loro Buona Sopravvivenza e che, guarda caso, nella canzone Nel Vortice partecipano il singer Manuel Cristiano Rastaldi e l’amico Paolo Topa de Il Vuoto Elettrico. Ma i Devocka mettono i brividi attraverso il muro del suono e se fossimo in Inghilterra si darebbe maggiore spazio a questi ragazzi.

Per citare uno dei loro migliori pezzi, Siamo Già Finiti, ci sentiamo siamo soli in mezzo a tanta gente, ma se da un lato ci sono canzoni non proprio allegre, dove si raccontano di tormentati stati interiori, amare riflessioni, cronico pessimismo dettato da cause, conseguenze e persone che non aiutano certo a rendere il mondo un posto migliore, dall’altro Meccanismi e Desideri Semplici è un grido di vita.

Il canto disperato, rabbioso e straziante dei Devocka che narra di una ricerca del meglio di noi stessi, un meglio celato da tempo a causa di delusioni, di aspettative ammazzate e incertezze che hanno preso il sopravvento sulle nostre esistenze.

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