Surgery: live report – Roma 3 giugno 2011

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Surgery

(Roma, 3 giugno 2011, Init)

industrial metal, elettronica

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surgery concerto init 3 giugno
Surgery @ Initi, Roma, 3 giugno. Maschere di Sergio Stivaletti. Foto di Miranda Saccaro

I Surgery sono scenografici, non si può negare. Scenografici ma non solo. Partecipando a un loro concerto ci si rende conto di come udito e vista collaborino a dar vita a una specie di teatro, feroce e post-moderno, che la band mette in atto sul palco, galvanizzando e inquietando con ritmi, suoni, immagini che sgorgano verso il pubblico.

La loro musica scoperchia il vaso di Pandora di un’umanità mostruosa, deforme, minacciosa/minacciata. E riesce sia a far muovere senza che si abbia più il controllo sui propri arti, sia a emozionare, in equilibrio come funamboli su una fune pizzicata dalle scosse elettriche della loro aggressività (diretta, sana, senza mezze misure), ma attraversata da un sottile, tragico senso poetico e da un’altrettanto sottile, e forse anche tragica, ironia.

Locale quasi pieno, pubblico composto ma partecipe, il quintetto romano ha regalato uno show intenso e generoso, dando fondo al proprio repertorio, in un crescendo di intensità.

In occasione della serata, la band, che nei mesi passati ha reso disponibile in free download sul proprio sito l’Ep Habitat, presenta anche un re-styling del comparto visivo, affidando le nuove maschere, svelate al pubblico in questa occasione, niente meno che a Sergio Stivaletti, esperto di make-up cinematografico ed effetti speciali, che nel corso della sua carriera ha collaborato, tra gli altri, con Lamberto Bava, Dario Argento, Michele Soavi.

Al banchetto del merchandise, oltre a Cd e t-shirt, si potevano ammirare anche calchi in resina e bozzetti preparatori per le maschere.

Maschere che coprono i volti con simulacri mostruosi che riflettono la realtà dura, disincantata, appiccicosa che i Surgery cantano nei loro pezzi, creando un connubio indissolubile.

Il concerto si apre con l’ultimo singolo Habitat, cui abbiamo già accennato, uno dei pochi pezzi in inglese della serata, per poi snocciolare, tra gli altri, Elettroshock, Nessun Dogma, il sempre ironico Lamette, il cavallo di battaglia Morituri Te Salutant, Bambole e Champagne, la ballata Classe Onirica e i più aggressivi Edipo Re, Zombi, l’amaro Dolcissima Italia. Per concludere un encore con Barracuda, Stupida Estate e Das Ende Meiner Welt. Peccato sia anche la fine del concerto.

Che ha avuto un forte impatto sonoro, visivo, emotivo e una fisionomia poliedrica: tra echi di cultura pop, spunti letterari, un immaginario cyberpunk e post-atomico, la performance del coreografo e danzatore Fabio Ciccalè (mi piace credere di averlo visto, a concerto finito, allontanarsi in motorino indossando ancora una maglia bianca sporca di sangue posticcio), i bagliori azzurrognoli dei tentacoli del casco/medusa del chitarrista Dario Casadei che fluttuano nell’oscurità, il lancio di bacchette verdi fluorescenti che sembra sangue alieno sgorgato da una ferita nascosta.


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