Putan Club
Filles d’Octobre
(Toten Schwan Records)
post-punk, industrial, avant rock
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Per Gianna Greco e Francois R. Cambuzat – ovvero i Putan Club – la musica è una questione di pelle, sudore, scambio ravvicinato col pubblico (i due prediligono stare letteralmente in mezzo agli spettatori, azzerando le distanze): una inesausta attività che li porta a suonare a una media di un concerto ogni due giorni o giù di lì, in ogni o quasi parte del mondo.
Poco gli interessa delle testimonianze registrate: Filles d’Octobre è il secondo lavoro, dopo il quasi omonimo Filles de Mai, anche in questo caso dal vivo.
Che la musica del Putan Club non sia certo roba da studio lo suggerisce lo stesso ascolto di questi undici pezzi, distribuiti su quasi ottanta minuti di durata complessiva, e lo si comprende soprattutto ai numerosi pezzi che vanno oltre i sei, sette, nove anche dieci minuti di durata.
Composizioni che lasciano i porti sicuri delle durate canoniche per diventare spesso e volentieri esperienze sonore, sezioni di un rito pagano collettivo officiato dai due ‘ministri del culto’: se entrambi contribuiscono a voci ed elettronica, Cambuzat con l’alterigia e l’aria inquietante dei personaggi di certi film di Carpenter, maltratta le chitarre, mentre Greco è una prorompente dea neogotica dalla chioma debordante, che anima un basso rutilante.
La virulenza di giri chitarre post punk a tratti insistiti quasi all’esasperazione si mescola così all’elettronica di stampo industriale, con un frequente ricorso a una circolarità che veleggia tra esiti quasi minimalisti e suggestioni etniche da ritualità ancestrale, in cui anche la vocalità assume un’attitudine quasi rituale, come se declamasse qualche scrittura.
Filled d’Octobre è un lavoro urticante, a tratti probante: tra ascolto magari privato e solitario ed esperienza collettiva in questo caso c’è davvero tutta la differenza del mondo e si può veramente dire che non è la stessa cosa.
Tremila le copie, già da ora nessuna ristampa prevista.
Bisogna quindi sbrigarsi, ma ancora di più c’è da sperare che nel loro instancabile peregrinare, giungano nelle proprie vicinanze.
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