Please Diana: recensione di Pollyanna

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Please Diana

Pollyanna

(Jap Records)

alternative rock

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please dianaQuella dei Please Diana è la classica storia della band nata in un liceo di Assisi all’inizio di questo decennio ormai alla fine che, nel giro di un paio di anni, si fa notare nei locali e pubblica un primo album, L’inevitabile. Riesce a far sconfinare la propria musica fuori dall’Umbria e giunge così il disco successivo, L’Esodo, rock melodico dalle influenze punk ben combinati tra loro. Poco prima del lockdown causato dal Coronavirus, danno luce alla terza pubblicazione, Pollyanna.

È un peccato che proprio nel momento cruciale si siano dovuti fermare e rimandare il tour promozionale di questo lavoro. Pollyanna è un concept album sull’incomunicabilità, che si apre con una parte strumentale anticipando Radici, primo singolo rock che parla di estati fresche in cui la protagonista di questa storia, Pollyanna, comincia a perdere i pezzi, mentre tra chitarre ritmate e giri di basso assistiamo ad un gran bel sound, arrangiato e studiato con una notevole personalità.

A Radici si lega benissimo Mi Potresti Amare, canzone più tenue da cuore in frantumi, in cui la band dimostra con cambi di tempo e variazioni armoniche di saper andare oltre alla solita musica indie rock ormai scontata anche se prodotta bene. Si sente che i Please Diana ci tengono a suonare in maniera originale, elaborata, pensata e lo si nota quando parte Aria pt 4, un altro strumentale, saranno tre in tutto, che ci trasporta in un breve viaggio onirico di due minuti fino alla title track, bellissimo pezzo post rock che mi ha emozionato: “Non ti ho mai detto che vorrei scavare il mio passato per capire qual è il punto che io ho saltato”.

Seguendo saliscendi plastici ed equilibrati di prestante contatto emotivo, dal pestato energico di Solo Una Canzone con le sue sfumature soffici in intermezzo, ai brani introspettivi come Sono un Uomo, i Please Diana continuano a raccontare questa resilienza discografica della nostra Pollyanna che si trasforma in Aria nella splendida e malinconica Giugno ammettendo che “Forse un giorno anche io troverò il coraggio di alzare le spalle lasciando la paura distante” e finalmente sembra uscire dalla crisi nel gran finale di Io Starò Bene, pezzo in crescendo di grande emotività.

La voce di Gloria Bianconi, autrice di testi di buon livello, s’insinua nelle tracce di questo lavoro circondata da intensi arrangiamenti degli altri membri della band, che hanno la capacità di costruire su chitarre distorte e momenti ariosi brani pieni di ritmiche e atmosfere sognanti. Questa terza prova li promuove a pieni voti, è un peccato se ne parli poco perché sono una delle più fresche realtà nostrane, la colonia delle band da seguire si sta allargando sempre più per non far morire il rock.

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