Pastel
A Lovers Manifesto
(Slow Down Records – NOR)
math-rock, fusion, experimental
I Pastel arrivano da Bari e si definiscono una band emomath “stortissima”. In dodici anni di attività hanno pubblicato vari split, condiviso palchi con numerose realtà italiane e internazionali e realizzato nel 2015 il concept album L’Acchiappanuvole. Il loro nuovo lavoro, A Lovers Manifesto, conferma la natura fortemente math‑rock del progetto.
Si parte con Lucky Kentucky, brano strumentale — come da tradizione del gruppo pugliese — cadenzato e ritmico, in cui spiccano arpeggi di chitarra puliti e incisivi. Albatros è più movimentata e rientra pienamente nel canone math‑sperimentale che i Pastel hanno trasformato nel proprio marchio di fabbrica. Qui compare anche un testo evocativo, con immagini come «Il mio nido è una barca / con cui solco oceani», che aggiungono profondità emotiva alla struttura tecnica.
Se il math‑rock è il loro tratto distintivo, il rischio di ripetersi è sempre dietro l’angolo. È ciò che accade in Pettirosso: un brano dalle architetture intricate e dalla musicalità tutt’altro che banale, ma che non si discosta abbastanza dai momenti precedenti per lasciare un’impronta autonoma.
Il mini‑EP si chiude con Today My Day! e Thelonious. Il primo è un brano super‑tecnico, piacevole e capace di mettere in luce le abilità del duo. Il secondo — il cui titolo richiama esplicitamente il grande pianista jazz — corre veloce, guidato da intrecci chitarristici che creano un’atmosfera a metà tra rock‑fusion e riflessione introspettiva.
A Lovers Manifesto è, in definitiva, un buon lavoro: breve, denso, a tratti ripetitivo, ma capace di offrire spunti interessanti. Richiede più di un ascolto per essere apprezzato appieno, ma conferma la personalità dei Pastel e la loro capacità di muoversi con sicurezza in territori tecnici e irregolari.
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