Seldom Pretty
s/t
(Nero Original Records)
alt-rock, post-punk, industrial
I Seldom Pretty arrivano da Bologna e si affacciano sul mercato discografico con il loro disco d’esordio omonimo. Undici tracce che si muovono tra alternative rock, post‑punk e industrial, veicolando messaggi legati alle emozioni umane e al segno che le esperienze durature lasciano dentro di noi.
Si parte con le chitarre ruvide e la voce ipnotica di Davide Paulis in Den, arricchita da synth metallici che conferiscono al brano un’impronta marcatamente anni Novanta. I sintetizzatori dominano anche l’introduzione di The Candy Store, sebbene l’arrangiamento complessivo non si discosti troppo da quello del pezzo precedente.
Più interessante l’electro‑pop di Shame On You, che costruisce trame sonore vicine ai Depeche Mode d’annata. Little Vulture è più movimentata, ma le sue architetture melodiche non offrono un ascolto realmente evolutivo rispetto a quanto già proposto.
Detour mostra sfumature dance e un giro di basso particolarmente incisivo. Burn It Down è puro synth‑rock che sfiora l’industrial, mentre The Purpose mette in campo potenza ed eloquenza, pur lasciando la sensazione di una scintilla più che di una fiamma.
La chiusura è affidata a Hardly Ever, che riporta il sound verso coordinate post‑punk/wave, con una chitarra rovente che richiama l’energia dell’opening track.
Per i Seldom Pretty si tratta di un esordio che evidenzia una buona capacità di costruire brani dinamici e strutture intriganti, pur senza raggiungere vette memorabili. Un punto di partenza solido, che lascia intravedere margini di crescita.
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