Vanessa Van Basten: recensione di Yes

Tra sludge, shoegaze e visioni ambient: il ritorno dei Vanessa Van Basten è un viaggio nell’oscurità emotiva.

Vanessa Van Basten

Yes

(Subsound Records)

sludge, post-rock, shoegaze, ambient


Occorre prima di tutto chiarire che Vanessa Van Basten, per chi non lo sapesse, non è la moglie né la figlia del celebre centravanti del Milan anni ’90. Si tratta invece di un progetto musicale nato a Genova nel 2004, fondato dal polistrumentista Morgan Bellini, divenuto in breve tempo uno dei punti di riferimento dell’underground nazionale grazie a un sound che fonde post‑rock, shoegaze, sludge metal e ambient.

La loro discografia prende avvio con La Stanza di Swedenborg (2006), per poi proseguire con Psygnosis (2008) — EP che ha consolidato la loro fama anche all’estero — Closer To The Small/Dark Door (2011) e Ruins: Sketches and Demons (2015).

Il nuovo lavoro, intitolato semplicemente Yes, si presenta con un mood sospeso tra sogno e incubo, dove le sonorità caustiche confermano l’impianto musicale della band.

Dying In My Bed fonde sapientemente sludge metal e atmosfere shoegaze in un pastiche sonoro accattivante. Spittincotton è un pugno in faccia: distorsioni feroci e un feedback iniziale che chiarisce subito che qui non si scherza.

Giornata De Legno è probabilmente il momento più sperimentale e “italiano” (anche nel titolo). L’imprinting è quello di una ballad che gioca con pause e silenzi, evocando quella sensazione di stasi e pesantezza tipica delle giornate in cui tutto sembra bloccato.

Heartheaven prosegue su una dimensione più lineare, dove l’arpeggio dissonante dell’intro apre la strada a un sound etereo e sognante: un dream‑pop che richiama My Bloody Valentine e The Sundays. Si ritorna poi a melodie sludge‑oriented in La vita è la droga della morte, prima della chiusura affidata alle architetture pseudo‑ambient/post‑punk di Nicaragua.

Yes è un buon disco, e non gli si può rimproverare molto: se i Vanessa Van Basten si sono guadagnati una solida considerazione internazionale nel panorama alternative, è perché sanno il fatto loro. La musica italiana non è affatto da buttare — lo si è capito da tempo — basta guardare oltre lo steccato del prodotto “di moda” per trovare qualcosa di realmente interessante.

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