Margaritas Podridas: recensione di Metales Pesados

Shoegaze abrasivo, grunge velenoso e noise punk: le Margarita Podridas non fanno prigionieri.

Margaritas Podridas

Metales Pesados

(Devil In The Woods Records)

grunge, noise-rock, shoegaze


Vengono dal Messico, si chiamano Margaritas Podridas (“le margherite marce…”) e sono una rock band che mescola sonorità shoegaze, grunge e noise‑punk. Attiva dal 2015, la formazione — Carolina Enriquez (basso/voce), Esli Meuly (chitarra) e Rafael Armenta (chitarra/batteria) — ha guadagnato attenzione internazionale grazie a uno stile dichiaratamente anni ’90.

Dopo i due lavori precedenti, Porcelain Mannequin (2018) e l’omonimo Margaritas Podridas (2021); ora sono tornati con tornano con Metales Pesados.

A proposito del nuovo disco, la band ha dichiarato: «Metales Pesados si traduce come “heavy metal”, ecco perché abbiamo scelto questo nome. Non pensiamo che l’album suoni heavy metal, ma ci sono momenti molto pesanti. Alcuni brani menzionano armi metalliche o affilate perché è così che volevamo che suonassero. Ci piacciono le nostre chitarre distorte e appuntite, abbastanza taglienti da ferire.»

E infatti: schitarrate ruvide ma fresche, in puro stile punk (Tornillo, Mugre Morada). Rabbia e potenza che crescono man mano che si avanza nell’ascolto (Torreta). Ma oltre alla furia c’è spazio anche per un po’ di tecnica (Pólvora) e per stilettate grunge che riportano tutto verso una direzione più classica del genere (Quema Los Recuerdos).

Il clima si fa più rovente virando nel rock screamo (Agujas) e in sfumature più metal (Cabeza De Metal). Tra le altre spiccano momenti power‑pop/punk (Enemigo Público) e un grunge alternative ben costruito (Hola).

In certi passaggi sembra di risentire l’eco lontana di System Of A Down e Slipknot (Máquina Robot), prima di tornare a territori più vicini al Seattle Sound tinto di noise‑gaze (Rompecabezas, Sierra).

Ottima prova per le Margarita Podridas, che si confermano una nota perfettamente accordata nel panorama noise e alternativo internazionale. Una scoperta che farebbe bene ai molti ancora troppo convinti che certa musica sia buona solo se arriva da oltreoceano (come loro… ma un po’ più giù).

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