Bambole di Pezza: recensione di 5

Un ritorno maturo e consapevole: le Bambole di Pezza aggiornano la propria identità senza rinnegare le radici.

Bambole di Pezza

5

(Universal Music)

rock, pop, wave


Le Bambole di Pezza sono state una band seminale della scena punk rock italiana dei primi anni Duemila, un punto di riferimento per quel mondo alternativo che, tra gli adolescenti dell’epoca — chi scrive era tra questi — faceva scintille. Il loro nuovo album si intitola 5, come il numero che completa la loro discografia.

Il disco comprende undici tracce che oscillano tra rock, identità femminile e voglia di tornare sui palchi — incluso quello di Sanremo, dove hanno presentato Resta con Me.

Si parte con Effetto Collaterale, un brano rock con sfumature pop nella melodia di fondo. Non è un inizio esplosivo, almeno non secondo la tradizione della band. Si passa poi alla «sanremese» Resta con Me: l’impatto iniziale spiazza, soprattutto per chi non ascoltava le Bambole da molti anni. Il ritmo è cambiato, inevitabilmente: un arrangiamento identico a quello di vent’anni fa non avrebbe trovato spazio sul palco dell’Ariston. Anche qui si alternano ariosità e rock radiofonico.

Orizzonte Verticale si apre con una buona intro di chitarra e un drumming che sostiene bene l’impianto melodico, muovendosi tra pop e rock in pieno stile italiano. Fomo del Sabato Sera viaggia su un ritmo estivo che sfiora il reggae, con cori ben calibrati che mettono in luce le capacità vocali della band.

Notevole il giro di basso in Nuda ma alla Moda, accompagnato da un sound pop‑wave efficace. Glitter! e Siderale rappresentano il cuore del disco e figurano tra i momenti più riusciti.

Verso la conclusione arriva il featuring con Cristina D’Avena nel classico Occhi di Gatto, sorprendentemente il momento più punk dell’intero lavoro. Segue 666 Sulla Mia Pelle, brano ribelle che affronta temi come resilienza e amore. Antiproiettile chiude il disco con un mix tra teen‑rock e un respiro più internazionale.

È evidente che per le Bambole di Pezza molte cose siano cambiate rispetto al passato — dalla formazione alle scelte artistiche, come la partecipazione al Festival di Sanremo — ma non si può certo dire che 5 sia un brutto album. Non è ciò a cui noi «ex» giovani eravamo abituati, ma una bocciatura sarebbe ingiusta: il gruppo dimostra ancora solidità tecnica e capacità espressiva, nonostante il tempo e i cambiamenti. E la speranza di tornare a pogare come ai vecchi tempi, prima o poi, resta viva.

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