Abitavo a Penny Lane – Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues

Abitavo Penny Lane di Riccardo Bertoncelli (Feltrinelli): memorie di rock, jazz e blues che ripercorrono decenni di storia musicale italiana con eleganza e competenza rara.

Riccardo Bertoncelli

Abitavo a Penny Lane – Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues

Feltrinelli


Riccardo Bertoncelli è una delle penne più autorevoli del giornalismo musicale italiano. Da anni collabora con riviste come Linus, Musica Jazz, XL di Repubblica, Audio e Blow Up. È stato direttore editoriale di Arcana e curatore dell’area musicale di Giunti Editore. E questa è solo una parte della sua carriera: come racconta nel nuovo libro Abitavo Penny Lane – Memorie di anni gloriosi di rock, jazz e blues (Feltrinelli), a soli diciassette anni fonda la sua prima fanzine e nel 1973 pubblica il suo primo libro musicale, osservando con sguardo lucido i cambiamenti delle nuove generazioni.

Il volume si apre con il racconto dell’infanzia dell’autore — memorabile l’incipit: «Sono nato lo stesso giorno in cui nacque il rock & roll… non so se mi spiego!» — per poi passare alla fase pre‑adulta, al quartiere popolare di Novara che Bertoncelli definisce la sua personale “Penny Lane”, e ai primi approcci con la musica. Approcci non proprio esaltanti, considerando che all’epoca dominava la canzone leggera italiana, lontana anni luce dalla rivoluzione rock che già infiammava Stati Uniti e Regno Unito.

Bertoncelli racconta le difficoltà con cui i nuovi fenomeni musicali riuscivano a penetrare nel tessuto culturale italiano. Centrale fu il ruolo delle prime radio, come Bandiera Gialla, il primo programma RAI rivolto ai giovani appassionati di sonorità beat. Grazie a figure come Gianni Boncompagni e Renzo Arbore, il pubblico italiano iniziò ad ascoltare blues, rhythm and blues e soul — quella che sarebbe poi diventata la black music.

È anche il periodo in cui nascono le prime riviste specializzate, come Ciao Amici, Giovani e Big, inizialmente dedicate soprattutto a figure della musica pop nazionale come Gianni Morandi, Rita Pavone o Little Tony. Per arrivare ai Beatles, agli Who o ai Rolling Stones, racconta Bertoncelli, serviva pazienza e una buona dose di ostinazione, in mezzo a un mare di proposte ancora legate a una cultura moralistica e autoreferenziale.

Il libro compie poi un salto temporale e rievoca episodi che oggi assumono un sapore quasi epico, come il primo concerto dei Led Zeppelin in Italia, concluso con scontri tra polizia e pubblico e con la fuga di Jimmy Page e compagni, increduli di fronte a quanto accaduto.

Col tempo, le passioni musicali di Bertoncelli si ampliano fino ad abbracciare il jazz. La narrazione restituisce la scoperta tardiva ma folgorante di questo linguaggio, che entra stabilmente nella sua collezione di dischi grazie alle storiche etichette come Blue Note e ai nomi di Don Cherry, Ornette Coleman, Miles Davis e Archie Shepp. Interessante anche il collegamento tra il fenomeno Frank Zappa e l’amore per la letteratura beat — Kerouac, Ginsberg, Corso — che segna l’estate dei suoi diciott’anni trascorsa tra biblioteche e negozi di musica.

La scrittura di Bertoncelli è elegante, divulgativa e profondamente competente. Raccontare oltre quarant’anni di musica intrecciandoli a storie di vita, esperienze personali e professionali non è semplice, e non sempre produce risultati coinvolgenti per un lettore contemporaneo, spesso abituato a una fruizione rapida e superficiale. Abitavo Penny Lane, invece, riesce nell’impresa: aiuta a comprendere passaggi fondamentali della storia musicale e arricchisce un bagaglio culturale che oggi rischia di perdersi, in un’epoca in cui la musica sembra aver smarrito il ruolo centrale che ha avuto per decenni.

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