Kim Gordon
Play Me
(Matador Records)
experimental, hip hop, noise
Play Me è già la sesta fatica discografica per la compositrice e artista statunitense Kim Gordon, celebre per la sua lunga militanza nei Sonic Youth. Dopo una serie di album pubblicati a partire dagli anni Duemila, il nuovo lavoro arriva anticipato dal singolo Not Today — un brano piacevole, di facile ascolto, che profuma di noise-pop.
La title track Play Me apre il disco con un savoir‑faire capace di mescolare hip hop, trip hop anni ’90 e uno spoken word interessante, pur senza mai debordare. Girl With a Look è un pezzo diretto ed essenziale, con una vocalità che oscilla tra il lamento e una cadenza quasi in eco a un giovane Robert Smith.
Con No Hands si torna a sonorità hip hop, arricchite da scratching diffusi lungo tutto il brano. In Black Out è evidente la volontà della Gordon di addentrarsi nei territori della trap: un tentativo melodicamente plausibile, ma che — considerando il suo curriculum — può risultare un po’ naïf.
A metà album arrivano Busy Bee e Square Jaw, e diventa chiaro che l’imprinting di Play Me è quello di esplorare il mondo rap e hip hop. Tecnicamente l’operazione funziona, pur senza introdurre elementi realmente innovativi.
Con Subcon, Post Empire e Nail Biter si ha la sensazione di trovarsi davanti a un prodotto tutt’altro che malfatto, ma che tende a sfiorare la ripetizione, soprattutto perché il campo d’azione naturale di Kim Gordon è altrove.
In definitiva, chi ama i territori più sperimentali del rap, della trap e dell’hip hop potrebbe apprezzare il risultato finale di Play Me. Un fan storico della Gordon — o dei Sonic Youth — rischia invece di rimanere spiazzato. L’album raggiunge la sufficienza in termini di creatività e composizione, ma da un’artista del suo calibro ci si aspetta inevitabilmente qualcosa in più.
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