Hiroshi: la recensione di Anything

Il debut album degli Hiroshi è un affresco, malinconico e uggioso, che esalta la semplicità e la purezza delle cose. Parliamo di Anything.
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Hiroshi

Anything

(Nufabric Records)

alternative rock, indie rock, dream pop

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hiroshi-recensione-anythingUn ascolto più pomeridiano che notturno, forse serale. Anything è un affresco, malinconico e uggioso, con cui gli Hiroshi elogiano la leggerezza e la purezza delle cose.

A partire da Lost Highway, brano che apre le danze introducendo le sonorità dream pop e alternative rock che caratterizzerano il progetto nella sua totalità, si dirama un album omogeneo e uniforme, privo di particolari punte ma che, in più di un’occasione, mette in mostra influenze musicali piacevoli e anche distanti fra loro.

Queste spaziano dai suoni della musica elettronica, ad esempio in Run Ran Run, alle sonorità acustiche-cantautorali, tipiche delle cosiddette rock ballad, apprezzabili in Isolation Row, due episodi che riescono a spezzare il ritmo della narrazione musicale qui proposta.

Il concept vocale, sia a livello compositivo che tecnico (mix-master), segue le leggi non scritte dello shoegaze, portando un cantato semplice e melodico, il quale viene avvolto e, a tratti, lievemente nascosto dalla musica.

Nonostante le composizioni proposte dalla band marchigiana pecchino, in alcuni frangenti, di tridimensionalità (Intimate) e propongano una struttura piuttosto reiterata, la quale vede spesso le canzoni spaccate a metà in due maxi-strofe e intervallate da bridge rumorosi e disturbati, risulta molto apprezzabile il lavoro sulla scelta dei suoni e sulla stesura delle melodie, il quale conosce il suo climax in Mountains e Shape, brani che offrono una composizione più ricca e completa rispetto agli altri, affermandosi tra i meglio riusciti.

Anything, in ogni caso, ci regala un debut album valido e propositivo per gli Hiroshi, godibile nonostante i margini di miglioramento precedentemente sottolineati, in grado di raccontare nuovamente il grande potenziale, ancora in parte inespresso, delle sonorità dreamy e shoegaze, qui filtrate attraverso una lente del tutto personale.

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Alberto Maccagno
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