Gluecifer
Same Drug New High
(Steamhammer Records)
hard rock, punk & roll, garage punk, rock scandinavo, rock’n’roll, blues & roll
A distanza di oltre vent’anni dall’ultimo album Automatic Thrill, a cui sono seguiti lo scioglimento e il successivo reunion tour del 2017, i “Kings Of Rock” della Scandinavia, i Gluecifer, riemergono a sorpresa con il loro sesto lavoro in studio, Same Drug New High, rinnovando il sodalizio con Steamhammer Records.
Una lunga pausa che non ha minimamente intaccato il modus operandi dei Gluecifer, che risalgono la corrente del passato per tornare a rispolverare l’urgenza viscerale di un rock’n’roll fisico, godurioso, sudicio e dall’impatto istantaneo.
Così i membri fondatori Biff Malibu alla voce e Captain Poon alla chitarra, affiancati da Raldo Useless alla chitarra, Danny Young alla batteria e Peter Larsson al basso, danno vita a un groove ruvido, sgangherato e irriverente, attraverso un cock-rock da combattimento – simbolicamente richiamato dalla copertina con l’immagine del gallo. Il risultato conferma come la band non sia affatto arrugginita né abbia disperso la propria potenza espressiva, suonando oggi più affiatata e determinata che mai.
Le undici tracce di Same Drug New High – tra cui 1996, brano che celebra i trent’anni dal primo EP – si muovono fra punk blues & roll di ascendenza Motörhead, chitarre grattugiate, riff taglienti e sferraglianti, garage punk adrenalinico, melodie coinvolgenti, refrain a presa rapida, sfrenato rock’n’roll stradaiolo dai numeri acrobatici (ben rappresentato dai singoli The Idiot e Armadas), cassa dritta e iperveloce “tut-tu-TÀ-tut-tu-TÀ”, ritmi martellanti, stop & go energici e assoli furiosi a completare il quadro.
Spiccano midtempo di hard rock anthemico (Same Drug New High, I’m Ready, The Score), un blues & roll graffiante con echi di ZZ Top e Van Halen (Mind Control), il gothic rock di Pharmacity, con un riff che richiama i The Cult di She Sells Sanctuary, il tocco AC/DC dell’era Bon Scott (Made In The Morning), incursioni di boogie glam & roll alla KISS (Another Night, Another City) e un rock muscolare, solido e melodico alla Foo Fighters (On The Wire).
Se da un lato affiora il legame con il rock anglofono degli anni ’60 e ’70 (MC5, The Stooges), dall’altro si percepisce la volontà di tenere viva la fiamma elettrica del punk & roll norreno, a testimonianza di un background fieramente antiestetico. La formazione norvegese incarna lo spirito dello Scandinavian Rock, insieme a realtà conterranee quali Turbonegro, Hellacopters, The Hives, Backyard Babies, Kosmik Boogie Tribe, The Good The Bad and The Zugly e Kvelertak.
Le tematiche spaziano dalla critica verso il conformismo della cultura contemporanea al caos sociale, dagli alti e bassi della vita alle contraddizioni e i compromessi della maturità, dalle aspettative deluse alla lotta per la sopravvivenza (“c’è uno sciame di sventure nel cielo e saremo tutti carne da cannone, stiamo sopravvivendo solo per morire”), cercando di mantenere una scintilla di speranza sempre accesa e rammentando a se stessi che il tempo non aggiusta proprio tutto (“posso darti il mondo se vuoi, sono pronto, il resto dipende da te”).
Con questo comeback, i Gluecifer tornano a far ruggire i motori, dimostrando che la nostalgia non è per forza sinonimo di fuga e che la loro droga preferita è sempre il vecchio e caro rock’n’roll (“prendo la stessa droga, mi sballo di nuovo, lo faccio ancora e ancora”). Lasciate dunque che la notte passi, diffidate delle facili rassicurazioni e abbandonatevi alle distorsioni vintage dei Gluecifer: dalle stelle alla grondaia, da una scintilla a un boom!
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