Edna Frau: recensione di Slow, Be Gentle I’m a Virgin

A quattro anni dal debutto in full-lenght, gli Edna Frau tornano con Slow, Be Gentle I'm a Virgin. La band ravennate esplora le sfumature più cupe del post-punk senza rinunciare alla sua proverbiale, straripante energia.

Edna Frau

Slow, Be Gentle I’m a Virgin

(22 Dicembre Records)

post-punk, indie rock


Era il 2021 quando per la prima volta mi impigliavo tra le maglie diaboliche e furenti degli Edna Frau, ricordo ancora lo stupore provato dopo l’ascolto di un album così ben fatto come My Ego Is Better Than Yours, geniale già dal titolo, un debutto strepitoso, di quelli che lasciano il segno.

Sono passati quattro anni da quel momento magico e della band romagnola si cominciavano a perdere le tracce ma soprattutto se ne sentiva la mancanza e finalmente, quasi a sorpresa (dico quasi perché nel frattempo era uscito l’EP Fail in Everything You Can), torna con Slow, Be Gentle I’m a Virgin, secondo e nuovo album su 22 Dicembre Records.

Gli Edna Frau nascono a Ravenna nel 2020 durante il periodo pandemico quando molti musicisti italiani ed internazionali si vedevano costretti a ricercare nuovi canali di espressione date le cancellazioni obtorto collo di prove in studio, sessioni alla ricerca di un riff o un’ispirazione cocente, concerti live e tutte le soluzioni creative di contorno.

Ma chi musicalmente parlando aveva davvero qualcosa da dire non si è certo fermato di fronte a questa sorta di carcerazione coatta che pur costringendo i corpi lasciava libera l’immaginazione (perché un pensiero è come l’oceano, non lo puoi fermare, non lo puoi arginare), è il caso del polistrumentista Andrea Fioravanti deciso ad allontanarsi dalle sonorità estreme della sua band principale, i Postvorta, per esplorare un lato più orecchiabile delle sue passioni, con lui  Vincenzo “Vins” Baruzzi, cantante dei Doormen.

Con questo nuovo lavoro, concentrato ma efficacissimo (parliamo di sei brani per nemmeno mezz’ora di musica), Fioravanti e Baruzzi esplorano le sfumature più cupe del post-punk senza mai rinunciare alla potenza devastante che contraddistingue il loro sound peculiare in questo caso acuito dalla immane sezione ritmica costituita da Federico Guardigni (Sunday Morning) alla batteria e Dario “Seppia” Foschini (Postvorta) al basso.

La cosa davvero strabiliante è l’assoluta coesione di queste sei tracce assai distanti tra loro sia per sonorità che per intenzione, nel disco appaiono infatti tutti i tratti caratteriali ed artistici di una formazione giovane ma con un profilo ben distinto e un’anima in subbuglio ancora non tracimata a dovere.

Gli Edna Frau sono innanzitutto degli ottimi musicisti ma, oltre a questo non trascurabile aspetto, possono vantare una trasversalità capace di arrivare alle orecchie più disparate senza far storcere il naso a nessuno, complice una straordinaria originalità di fondo accompagnata da ironia, provocazione (come il punk insegna) ma anche delicatezza e profondità quando toccano argomenti importanti, le liriche affrontano infatti le inquietudini dei nostri tempi, il ritmo frenetico della vita urbana, l’assenza di meritocrazia e il desiderio irrefrenabile di visibilità certamente incrementato dalle vite parallele vissute sui social.

Insomma con i nostri non ci si annoia mai, basta ascoltare per capire, See Me, il primo singolo estratto, strizza abbondantemente l’occhio all’indie rock con un concentrato di energia allo stato puro, tonda e ammiccante racconta la ricerca di un mondo ideale dove albergano buona musica e altre piccole gioie quotidiane, stesso mood per la splendida Again, uno dei capitoli più interessanti del disco, dove repentini cambi di sonorità si alternano a stop and go clamorosi.

Elettronica slabbrata e fascinosa per Working on My Self feat. Sorry Heels, storture malate e contorte per la title track, tinte oscure per The Laundry of Sins, dominata da un basso portentoso e dal canto di Baruzzi mai così ispirato, protagonista è Il Diavolo in persona, l’angelo caduto per eccellenza reinterpretato in chiave ironica e simbolica, qui è il titolare di una lavanderia dei peccati, il messaggio, diretto e provocatorio si cristallizza nello slogan del ritornello “You’re so dirty, very dirty” ripetuto come un mantra o una maledizione, a voi la scelta.

In ultimo Day One (versione 2025) che convince ma non esalta come l’inarrivabile prototipo contenuto proprio nel debut album del 2021 del quale a suo tempo scrivevo: “Day 1 incanta, destabilizza e commuove fino alle lacrime, una spremuta di malinconia riversata in quella che posso definire la perla nera dell’intero lavoro, l’esatto contrario della banalità, completamente sospesa in un clima rarefatto, agrodolce, dissonante e storto fin dalle intenzioni”

Seppur privo di un tradizionale filo logico/narrativo, Slow, Be Gentle I’m a Virgin, veleggia in un’atmosfera coerente, oscura e piena di vigore, gli Edna Frau continuano ad osare ed io spero che non smettano mai.

https://ednafrau.bandcamp.com

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