Melanculia
Post Mortem
dark, psych, indie folk, post-punk

Sono trascorsi otto lunghi anni dall’ultima produzione firmata Melanculia, otto anni da quel Seventh Circle capace di sorprendere e sconvolgere il pubblico di Nino Sable, frontman della band gothic rock Aeon Sable, abituato ad altri approcci sonori, vocali ma non solo perché all’interno del suo side project sono stipati tutti i suoi sentimenti, le analisi introspettive e le confessioni più remote, quelle che a volte non riusciamo nemmeno a sussurrare a noi stessi.
Un altro Nino, un altro approccio, un’altra storia stilata per essere letta (sì perché i testi sono davvero notevoli), ascoltata, metabolizzata e amata in maniera pura e viscerale soprattutto dopo aver conosciuto la sua storia che resta ancorata ad un’infanzia vissuta in due mondi lontanissimi per concezione, latitudini e modus vivendi ovvero la soleggiata costa settentrionale del Portogallo e la regione industriale della Ruhr in Germania, il guado dalle onde di Póvoa de Varzim al paesaggio freddo e grigio del Dorsten ha lasciato un’impronta talmente indelebile da sfociare, alla fine degli anni ’90, proprio nel progetto Melanculia.
Una sorta di soundtrack per un outsider, per un ragazzo divenuto uomo con due cuori pulsanti all’unisono ma su due diversi pentagrammi che inevitabilmente generano emozioni contrastanti pur se ammantate dalla medesima dolce e subdola malinconia di fondo, i bagliori di un sole caldo ma lontano abbracciano i cieli cupi riflessi da luminescenze metalliche come Nino stesso racconta: “Post mortem è musica di resurrezione. Arrangiamenti minimali incanalano l’intensità emotiva attraverso una bellezza austera: riff acustici a 130 bpm incontrano organi spettrali, culminando in ritornelli che sembrano barche soleggiate che si librano in cieli rossi. L’eco della regione industriale della Ruhr risuona in ogni accordo: cieli cupi, acciaio arrugginito, luce fugace.”
Il disco gode dell’anima di un artista incredibile, in alcune interpretazioni talmente intenso da far male, polistrumentista e designer multimediale di formazione, Nino plasma l’identità sonora e visiva con un occhio meticoloso per i dettagli, in una tavolozza tinteggiata da malinconie cosmiche e sparuti momenti di leggerezza regna un sound post-punk melodico arricchito da sonorità dark psichedeliche e indie-folk.
Melanculia torna insomma come un rituale vivente, più oscuro, profondo ed essenziale che mai, le 14 tracce incluse compongono un’opera personale e sentita, plasmata dalla memoria, dallo sradicamento, dalla continua trasformazione, dal peso emotivo, dal peso del mondo a volte difficile da sopportare e infine dal silenzio, bene prezioso al quale purtroppo non siamo più abituati.
Percussioni fragorose, struggenti melodie di tastiere, arpeggi di chitarra sublimi fanno da tappeto a linee vocali sofferte e cariche di pathos che profumano di liberazione e catarsi, protagonista assoluta è la ballad come forma canzone istintiva/espressiva costruita su acustiche essenziali, poetiche sonore, moderni madrigali e suggestioni molto vicine al fado per l’incedere languido ma anche per il fatum e la saudade dei testi.
I testi, dicevamo, di una potenza evocativa fuori dal comune; inquieti “…sono stato gentile con molti di voi sapete, mi sono impegnato ogni giorno, ma i demoni dentro di me cercano di uscire…” (Confessions), disillusi “…che la mia luce si rifletta su di te, che le mie lacrime siano tutte con te, sono solo un essere umano, così piccolo, insignificante” (We Are Only Human), disperati “…ora che sei a due metri sotto terra, sì, ora che ho versato tutte le mie lacrime, ricordo i piaceri che abbiamo condiviso prima che il mietitore ti facesse sparire, ogni fine è un nuovo inizio e ogni passato è il futuro stesso…” (In a Forest of Stars) , struggenti “Nel cerchio tra la vita e la morte levitiamo sulla terra bagnata, venga il fuoco, vengano le tempeste, siate le nostre guide, apro il mio focolare alla luce, lascio che brilli e risplenda, nel cerchio delle mie sorelle, stasera mi sento a casa” (Imago) e infine metafisici “…l’anima che ascende attraverso la foschia come un fantasma alla luce del sole, verso il sole, in ore di elevazione, dal dolore al conforto, nel cielo fuso…” (Sunboat Ascension).
Magna cum laude per la scarna e rigorosa Confessions, à la Death in June, che arriva dritta al cuore trapassandolo da parte a parte e Imago, esoterica, impalpabile, spirituale, evanescente, traccia di chiusura di un cerchio magico al centro del quale si staglia la splendida voce di Nino capace di volare sulle note come un magnifico funambolo dell’arte canora.
Nino Sable torna con Melanculia, il suono della vita che irrompe nel silenzio, Post Mortem è musica di resurrezione.
https://www.facebook.com/melanculia/
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