Emil Moonstone and The Anomalies: recensione di Human Error

A tre anni di distanza dall'acclamato Naked Is Man Upon The Earth, Emil Moonstone and The Anomalies tornano con un nuovo full-lenght. Human Error è un’indagine sonora sulla fallibilità umana.

Emil Moonstone and The Anomalies

Human Error

post-punk. alternative, desert rock


“Human Error non è un disco di risposte, ma un manifesto della nostra fragilità. È il suono di qualcosa che si rompe e che, proprio perché rotto, diventa finalmente autentico.”

Con queste parole semplici ma illuminanti, Emil Moonstone and The Anomalies presentano Human Error, il loro nuovo full-lenght autoprodotto già disponibile su tutte le piattaforme digitali.

A chi conosce e segue la scena oscura della nostra penisola il nome di Emil Moonstone suonerà di certo familiare, sì perche nei suoi 30 anni di carriera il nostro ha navigato in lungo e in largo tra le fila della musica underground, partendo dalle prime formazioni punk (Burp, Nevrotic Heads, DDT, Flying Chips e Pastonudo) passando per la band noise South Breed Out per approdare agli iconici e ancora attivi Two Moons, insieme a Joshep Rips Asanda (TwoMoons, European Ghost), con i quali ha pubblicato un EP e quattro LP apprezzatissimi da pubblico e critica.

Ma siccome il talento quando è puro e verace diventa un’esigenza inarrestabile, nel 2018 decide di intraprendere un parallelo percorso solista, nascono così gli album Disappointed – che condensa tre decenni di musica senza contaminazioni esterne – e Naked Is Man Upon The Earth capace di esplorare territori inediti ed intriganti; nel frattempo mette sù anche una band, The Anomalies, inizialmente pensata come supporto live ma rapidamente trasformata in una formazione organica e coesa.

Human Error segna la conclusione di quella che potremmo definire la trilogia psicologica e psicoanalitica del percorso in solitaria di Moonstone sempre attento alla introspezione profonda e mai pago delle risposte che ogni volta riesce a produrre, dopo aver infatti esplorato il fallimento (Disappointed) e la fragilità umana (Naked Is Man Upon The Earth) con questo nuovo capitolo scava ancora più a fondo analizzando in maniera chirurgica la fallibilità umana, accettandone integralmente gli errori fino a celebrarli come unica forma di resistenza all’algoritmica perfezione (o speudo tale) moderna.

È un album volutamente sporco, oserei dire puro, verace fino al midollo, dove il cantante, compositore e polistrumentista si mette completamente a nudo dimostrando una maturità compositiva davvero invidiabile, le dieci tracce incluse si muovono in una costante altalena di buio e luce, pensieri adombrati e bagliori di speranza, tradotti in un sound poliedrico di indie e alternative rock con continue incursioni desert rock e perfino rimandi western, il tutto impastato ad atmosfere dilatate, tensioni elettriche, riff noise, melodie malinconiche, sparuti spiragli catchy e strepitose prove di spoken word.

Alla leggera ariosità di brani come Stardust (sognante), A Weary Soul (più grintosa) e Human Error dal ritornello killer si alternano la polverosità desertica di Acid Rain seguita a ruota dalle atmosfere westerniane di Alive e Boredom Is Sexy, una sorta di mix stupefacente tra Wall of Voodoo e Morricone.

Fading Light entra in scena in punta di piedi, accompagnata da un piano suggestivo che regala una buona dose di drammaticità espressiva mentre Faded Tomorrow viaggia su un mid-tempo accattivante dove si appoggia la voce pastosa e lievemente metallica di Emil,  in questo caso spesa tra cantato e spoken word, poi Prison, il capolavoro, per intenzione, scrittura ed esecuzione, oscura, mai cupa, fuliginosa e suggestiva, circoscritta in un recinto di emozioni potenti illuminate dalle note del piano e sublimate da un arrangiamento magistrale.

War Is A Mistake merita una citazione a parte perché appare come un vero e proprio manifesto politico/civile contro le guerre, gli armamenti e tutte le scempiaggini connesse, Emil spoglia il conflitto di qualsiasi retorica e scrive una ninna nanna distopica per tutti i bambini nati nel terrore, affamati di tenerezza, bambini costretti a sopravvivere sotto una pioggia inarrestabile di bombe e disprezzo per la vita stessa, in un mondo privo di luce e di colori l’unica salvezza risiede nella ribellione, nel contrasto all’odio collettivo e alla follia accecante della violenza per  tornare finalmente ad essere umani.

“Human Error non è un disco di risposte, ma un manifesto della nostra fragilità. È il suono di qualcosa che si rompe e che, proprio perché rotto, diventa finalmente autentico”, dichiarano Emil Moonstone and The Anomalies e sì, qualcosa si è rotto e quanto si intravede da quella crepa provvidenziale ci rende forse più sereni perché potersi finalmente liberare dal peso di una presunta, obbligata perfezione ci costringe a guardare avanti con la ponderata leggerezza che ognuno di noi merita.

Amazon Music Unlimited, tutta la musica che vuoi, dove vuoi, ad altissima qualità!

In qualità di Affiliato Amazon, riceviamo una piccola percentuale dagli acquisti idonei. Usando i nostri link, quindi, non spenderete un centesimo in più, ma contribuirete al mantenimento del sito.

Gli ultimi articoli di Elisabetta Laurini

Condivi sui social network:
Elisabetta Laurini
Elisabetta Laurini
Articoli: 159