Demonio: recensione di Reaching For The Light

Il power trio Demonio, col nuovo album Reaching For The Light, torna ad alimentare la fiamma del demone blues, attraverso dilatazioni di psichedelia cosmica, distorsioni acid-blues di matrice hendrixiana e prog-gotico di sponda Goblin.

Demonio

Reaching For The Light

(Helter Skelter/Regain Records)

fuzz, psych, doom, stoner, heavy blues, gothic prog 70s

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“La ricerca della luce, questa sorella gemella dell’oscurità. Quando in una stanza immersa nel buio totale accendiamo una luce, il buio scompare. Non è raro allora che ci chiediamo dove sia finito. E la risposta non può essere che una: non è andato da nessuna parte, il buio è semplicemente l’altro lato della luce, la sua luce segreta”. (José Saramago)

Dopo il disco d’esordio Electric Voodoo e la pubblicazione dell’EP Black Dawn, il power trio italiano Demonio torna ad alimentare la fiamma del demone blues, mandando alle stampe il nuovo full-lenght Reaching For The Light, edito per Helter Skelter/Regain Records e anticipato dall’uscita del singolo che dà il titolo all’album.

Un comeback evocativo dal groove poderoso e orgiastico e dalle atmosfere sinistre e febbrili, che va a riesumare quel primordiale istinto animalesco legato a dilatazioni di psichedelia voodoo-elettrificata e a distorsioni acid-blues dei 60s e 70s di matrice hendrixiana, immergendosi anima e corpo all’interno di un’esperienza trip-adelica orientata su tematiche connesse all’esplorazione, sia interiore sia cosmica.

Quello dei Demonio è un flusso lisergico che scorre tra le onde atomiche (“I move through atomic waves, my eye sees through the veil”) di un multiverso caleidoscopico (“acid flows in my veins, I’m here to go insane, take the trip and dance, your head blows off in this trance”), in grado di plasmare la materia spirituale delle composizioni tanto nella luce quanto nell’oscurità, avvolgendo di un’aura mistica le sei tracce della release (Heavy Dose, Fire Guru, I’m Free, Shiva’s Dance, Death Trip, Reaching For The Light), fino a creare una perfetta alchimia tra narcolessia heavy doom di sabbathiana memoria e danze trance-esoteriche di lava lamp.

Si va dalle torride e magnetiche ambientazioni del deserto californiano alle poliritmie oppiacee dell’afro-jungle, dal rigoglioso fuzz stoner di evidente background Electric Wizard e Uncle Acid & The Deadbeats – saturo di trip acidi deformi e bordate di polveri stellari space psych che sembrano fluttuare in una dimensione impalpabile e granulare – ad accordature basse, slabbrate e ronzanti, passando per cavalcate solistico-incendiarie di chitarra elettrica e per il prog-gotico di sponda Goblin e Death SS che rimanda a quel filone cinematico erotic-horror da b-movies anni ’70.

 

Reaching For The Light si raccoglie in un magma sonico dalle melodie ipnotiche, impregnandosi di riff incandescenti e crunchy reiterati allo sfinimento sensoriale. Così, i Demonio, indossando pantaloni a zampa d’elefante e certa retorica freak ormai decisamente demodé, scaricano il contachilometri dei pedali wah wah, fuzz e flanger, mentre meteoriti hawkwindiani provenienti da un lontano passato cadono sulla terra generando un “floating vision” di ritmiche sincopate e torrenziali.

Affiora, dunque, l’utopia di raggiungere una luce nuova, ricercando un qualcosa che possa illuminare l’oscurità etica dei nostri giorni, quasi a voler infliggere un profondo squarcio tra le pieghe della cosiddetta “normalità quotidiana”. D’altronde, che senso avrebbe pensare alla luce negando l’importanza del buio, e viceversa? Ed è in questa contrapposizione di estremità che si può riassumere l’eterna simbiosi tra il bene e il male, all’interno dei quali c’è e ci sarà sempre traccia dell’altro.

facebook/demonioband

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