Dada Sutra
Questo Amore Mortale Più
(Dumba Dischi)
elettronica, indie
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Conosciuta da qualche anno come bassista nella seconda incarnazione delle Bambole di Pezza, Caterina Dolci da Milano – in arte Dada Sutra – ha da qualche anno dato vita al proprio progetto.
Un primo EP (cantanto in inglese) seguito qualche mese fa dal primo disco ‘lungo’ che oggi trova una nuova edizione ‘aggiornata’ da qualche aggiunta e versioni diverse di alcuni brani.
C’è molto di ‘tedesco’ in Questo Amore Mortale Più, a cominciare dall’incipit, affidato al campionamento di una filastrocca teutonica intonata dalla madre dell’artista.
Un’aria che continua a essere respirata in brani come Berlino Est e Ovest e che da un punto di vista sonoro trova la propria realizzazione in un’ispirazione ricorrente al kraut rock o al proverbiale Bowie del periodo berlinese.
L’uso costante di synth dal sapore vintage dà al tutto un sapore retrò senza per questo risultare eccessivamente passatista: tra le righe si avverte quasi uina nostalgia per un tempo forse non direttamente vissuto, come se i tempi della Guerra Fredda, dei murales col bacio tra Breznev e Hocker non fossero poi tanto peggio di quelli attuali.
Originariamente concepito come una sorta di concept dedicato al rapporto perduto tra l’uomo e la Terra, con tutte le conseguenze che ne derivano, “Questo Amore…”, pur mantenendo alcuni caratteri principali, finisce per essere una sorta di insieme disordinato di appunti e riflessioni su sé stessa, di ricordi, forse di rimpianti, e un filo di autoironia.
Un certo mood malinconico che ricorre sottotraccia per una sorta di impossibilità di recuperare, oltre che ai rapporti col pianeta, anche quelli all’interno di un’umanità fragile, incerta, che magari cerca soluzioni entrando in farmacia come se andasse al mercato.
Momenti più politici, aspirazioni rivoluzionarie in cui il sogno è la via di fuga dall’alienazione.
Due le dediche esplicite: la prima alla scrittrice Kathy Acker, la seconda a Ornella Vanoni, con la ripresa del Canto di Carcerati Calabresi.
Un disco frastagliato sotto tutti punti di vista, in cui si susseguono brani dal retrogusto dance a ispirazioni avanguardistiche, trascinate da un cantato spesso quasi parlato, a tratti ipnotico.
Un lavoro che affascina, che ad ogni ascolto rivela dettagli sonori e sensi testuali precedentemente sfuggiti.
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