Charlie Nieland: la recensione di Divisions

Charlie Nieland torna con Divisions, un disco dai colori sfumati dove con grande naturalezza convivono atmosfere inquiete, beats elettronici e giri di chitarra avvolgenti cuciti ad arte sulla sua voce schietta e sincera.
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Charlie Nieland

Divisions

easy indie rock

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Charlie Nieland - Divisions-recensioneCharlie Nieland, produttore newyorchese e veterano della scena indipendente, torna con Divisions, un disco dai colori sfumati dove con grande naturalezza convivono atmosfere inquiete, beats elettronici e giri di chitarra avvolgenti cuciti ad arte sulla sua voce schietta e sincera.

Sempre attento alle questioni sociali, Nieland regala un messaggio di speranza insieme ad una visione positiva del mondo, malgrado tutto, malgrado il genere umano e le sue infinite perversioni.

È appena uscito il singolo The Land of Accidents, corredato da un video intenso e viscerale diretto dall’artista poliedrico Hypnodoll, come ispirazione un passaggio del romanzo White Teeth di Zadie Smith, inno oscuro alla non appartenenza, dialogo profondo tra la assoluta fame di accettazione del presente ed un forte anelito di libertà. La sofferenza provocata dai nostri allontanamenti può essere motivo di liberazione assoluta, niente accade come ti saresti aspettato, dice Nieland, l’unico modo per trasformare in paradiso il proprio inferno interiore è quello di convertire in atto volontario la ineluttabile caduta libera verso il futuro, solo partecipando ai dolori del mondo si potrà davvero cambiare qualcosa, solo pensando la propria vita come parte integrante dell’universo si potrà percepire una sorta di perfezione, per usare le parole di Hypnodoll alla fine, siamo fatti di polvere di stelle.

Famoso per aver mescolato con gusto post punk, dream pop e progressive rock grazie a melodie travolgenti e ritmi energici,  Nieland scrive, suona e produce musica da decenni, prima di affermarsi come solista ha cavalcato l’onda power dream pop con gli Her Vanished Grace per oltre 20 anni, ha scritto e prodotto musica con artisti di grande livello; Debbie Harry, Rufus Wainwright, Dead Leaf Echo, Blondie e Scissor Sisters, realizzato colonne sonore e tenuto sempre gli occhi aperti sulla cultura, attualmente è la metà del duo di autori ed interpreti ispirati alla letteratura Lusterlit con Susan Hwang, le sue innegabili prerogative sono da ricercarsi nei testi impegnati e in una esplorazione sonora a tutto tondo.

Le tredici tracce del disco sono un compendio di emozioni contrastanti, le divisions del titolo aderiscono perfettamente alla scissione di un’anima divisa tra produzioni leggere ed inclini ad un easy rock da radio commerciale come la ritmatissima ma poco suggestiva I Refuse, la Tightrope che rimanda dritta dritta alle hit single dei R.E.M., le trascurabili So Few Have So Much e Some Things You Keep To Yourself ed il pianeta ballad che invece convince e, a tratti, conquista letteralmente l’ascolto.

Gira tondo il singolo The Land of Accidents, stesso dicasi per la traccia d’apertura Always On Fire e la dilatatissima Another Night On Earth dal vago sapore younghiano ma la pennellata da maestro si legge nelle suggestioni oniriche di Skin, orchestrata e ricca di aperture sonore da manuale, nell’incedere sincopato di Meta Incognita avvolta da venature lisergiche di ottima fattura che profumano dello Steven Wilson più ispirato e The Falling Man gigioneggiante, ambigua e piena di fascino. Chiude Pawns, una pseudo marcia extra slow storta quanto basta, Nieland sussurra e canta bilanciando a meraviglia il suono dissonante retto da un giro di basso superlativo ed un gran finale in loop che lascia il segno.

Divisions però nell’interezza non convince, forse escludendo alcuni episodi che senza dubbio fanno fatica a stare al passo con i brani migliori, avrebbe potuto raggiungere la compattezza essenziale per un ascolto perfetto tuttavia le cose buone ci sono e fanno la differenza. Non smettere di scrivere ballad Charlie e cantale ancora per noi.

 

 

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Elisabetta Laurini
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