Bedsore/Mortal Incarnation: split album (recensione)

Gli italiani Bedsore e i giapponesi Mortal Incarnation si fondono in un progetto di raccordo all'insegna del metal estremo: si va dalla veemenza brutale del death metal alla densità oscura del doom, dal progressive rock anni '70 all'innesto di elementi elettronici.

Bedsore/Mortal Incarnation

Split album

(20 Buck Spin)

death metal, progressive metal, industrial metal, black metal, doom

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Gli italiani Bedsore e i giapponesi Mortal Incarnation si radunano sotto il vessillo dell’etichetta 20 Buck Spin per condividere uno split album composto da due maxi singoli: Shapes From Beyond The Veil Of Stars and Space dei Bedsore e In the Perpetual Torment Of Recurrence dei Mortal Incarnation.

Due mondi musicali che si fondono in un progetto di raccordo all’insegna del metal estremo, quasi a generare una suite unica per la durata complessiva di mezz’ora: si va dal parossismo brutale del death metal alla densità oscura del doom, dal progressive rock anni ’70 all’innesto di elementi elettronici quali sintetizzatori, tastiere e organo Hammond, amplificando, di conseguenza, quella che è la tensione emotiva dell’intera release.

Da un lato, i romani BedsoreJacopo Gianmaria Pepe: voce e chitarra, Stefano Allegretti: chitarra, sintetizzatori, organo, tastiere, Giulio Rimoli: basso e basso fretless, Davide Itri: batteria – continuano ad alimentare e maneggiare il loro trademark compositivo (a distanza di due anni dall’album d’esordio Hypnagogic Hallucinations), assemblando un concentrato fusion di sonorità estreme, al cui interno si alternano reminescenze epiche della mitologia nordica ed atmosfere fantascientifiche di rimando lovecraftiano.

 

Dall’altro, completano la staffetta i nipponici Mortal Incarnation, originari di Tokyo – Shimpei Miura: voce, chitarra, Kaito Wada: chitarra, Ryosuke Yamamoto: basso e Keita Mishima: batteria – con l’avvicendarsi di sinfonie funeree e corrosioni solforiche nei 14 minuti della strumentale In the Perpetual Torment Of Recurrence.

Nell’insieme, oscillando tra quiete apparente e caos ansiogeno, sia Bedsore che Mortal Incarnation riescono ad articolare e strutturare un’aggressione sonica e monolitica di sezioni ritmiche iper-tecniche e complesse, dove trame claustrofobiche, ipnotiche e cervellotiche conducono verso nuove forme di contaminazione, proiettandosi oltre l’ignoto delle stelle e dello spazio, fino a trascinarsi con cadenza grave, possente e metodica verso una malinconica e algida deriva apocalittica, al di là di qualsiasi confine sotterraneo della psiche e dell’anima.

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Andrea Musumeci
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